Apro per un verso ciò che pur chiuso mai troverà fine se non nella finezza di una voce che scavalca il remoto presente e futuro dono di visioni. Apro le cosce gementi e gemendo nell’immagine della tua presenza immanente. Sono nel letto delle rose e della canapa e so quanto tu possa fumarmi senza filtri ma a entrambi piace bere e il succo di limone delle labbra con la crema in bocca dopo un tuo arrivo… è il sangue della mia bocca che si fa parola scritta. L’opera non è che un amplesso di dimensioni gigantesche dove le sfumature degli umori dalle lacrime alla gioia si placano con le mie sole mani in preghiera adiacente ad un sussulto di dignità per ciò che compie il mio amore… lo svolgimento della risposta nella pergamena in in lavorio soavemente stretto fra cartine e filo nel libro che ti pronuncia senza nome ma che per sempre e sempre ti chiama!