Asfaltorosa

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Francesca Canobbio - rosadstrada:

Su Reb Stein , La Dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta, il mio libro “Asfaltorosa”. Grazie, ancora.

Originally posted on La dimora del tempo sospeso:

Gianni Priano

Daniele Ventre
Vincenzo Sparagna
Francesca Canobbio

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

     La poesia di Francesca Canobbio, nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale.

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Da Arcolaio ning – CASA EDITRICE L’ ARCOLAIO

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ipercoopLOGOARCOLAIO

Presentiamo quest’oggi il primo libro di Francesca Canobbio. Il titolo, “Asfaltorosa”; la collana, Arcolaio.

Introducono l”opera Daniele Ventre e Vincenzo Sparagna.

Per comprendere a fondo quest’opera di Francesca, pubblicheremo qui sotto due frammenti tratti dalla prefazione e postfazione.

Concluderemo l’articolo con la ripresa di qualche testo.

Buona lettura.

Dall’introduzione di Daniele Ventre:

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

 

“La poesia di Francesca Canobbio nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale.

Un primo elemento che ne connota lo spirito come la lettera è la tendenza a un lusus verbale che pone in essere un sistematico straniamento nel quotidiano, attraverso la ripetuta violazione delle attese linguistiche del parlato ordinario. Nello stesso tempo, la parola straniata, distolta dal suo contesto ordinario e fissato da tic linguistici ormai consolidati, viene ridefinita da nuove coordinate semantiche e sintattiche, all’interno di una struttura di frase alquanto articolata, spinta deliberatamente al limite del contorto. ”

***

Dalla postfazione di Vincenzo Sparagna:

“… Torno a rileggere e trovo questo “Ingoiare amaro amore come pane tra le righe” che potrebbe farmi pensare alle sofferenze degli abbandoni se non fosse che appena qualche pagina appresso ecco apparire la figura di un “autentico falsario” che “conosceva a menadito / i trucchi del mestiere”. E viene il sospetto che il falsario sia io stesso che mi racconto il sogno appena fatto o l’autrice o un suo doppio teatrale (amletico appunto) e che quello struggimento d’amore sia anch’esso un trucco, una figurazione surrealista, la distruzione della pittura attraverso la pittura medesima. Forse questi versi sono, come dice uno di loro, solo “la nuvola che ci nasconde la notte”, oppure sono semplicemente “l’inatteso imprevisto …”.

***

Alcune poesie:

Scivola

Tutto sulla plastica scivola

anche il sangue.

Tutto scorre

ma non ci bagna il fiume

nell’apnea dei tempi.

Tutto scivola sul petrolio

anche il sudore

della vertigine dei suoli

scivola

sugli abissi dei vertici.

Tutto scivola

e niente pesa:

come il petrolio

galleggia sul mare

ed il petrolio

pesa più del mare.

Tutto scivola

e continua a scivolare…

La notizia

Strepitare di voli angelici

tocca suoli terreni

Senti le ali fluttuare

sul confine del regno.

Dove è segno una bianca piuma

sull’inchiostro nero

del nostro terreno vagare.

Fra le pagine sporche

del primo giornale del mattino …

… la notizia

Che suoni muta

Le daremo un nome

che suoni muto.

Che non si perda all’orgia

dei pentagrammi.

Che non batta fra denti e labbra

nei palati già umidi di parola

(fra le arcate

voce

che gola strozza).

Chiuderemo a chiave la nota:

che suoni muta

incastonata

fra il pilastro delle dita

e la cornice della bocca.

Contrapposti.

Muti e casti

http://arcolaio.ning.com/profiles/blogs/esce-oggi-il-primo-libro-di-francesca-canobbio-asfaltorosa

“ASFALTOROSA”, casa editrice L’arcolaio

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Per ordinare il mio libro di prossima uscita scrivete a info@editricelarcolaio.it

L'arcolaio

gianniprianoimmagine di copertina di Gianni Priano

prefazione di Daniele Ventre

Daniele Ventre (n. a Napoli nel 1974) ha pubblicato per l’ed. Mesogea la traduzione dell’Iliade di Omero (2010 -premio Achille Marazza 2011) e del Ciclope di Euripide (2013). Di prossima pubblicazione una sua traduzione dell’Odissea. Nel 2011 ha pubblicato per le Edizioni d’If di Napoli la raccolta “E fragile è lo stallo in riva al tempo”. Collabora con il blog Nazione Indiana.

postfazione di Vincenzo Sparagna

Disegnatore, scrittore e giornalista, nato nel 1946 a Napoli, ha vissuto a lungo a Roma. Oggi abita a Frigolandia, città immaginaria dell’Arte Maivista da lui fondata in Umbria in una ex colonia abbandonata alle pendici dei Monti Martani. Dopo aver partecipato ai movimenti rivoluzionari degli anni ’60 e ’70 in Italia e in vari paesi del mondo, è stato uno dei protagonisti delle invenzioni e dei “falsi” de Il Male dal 1978 al 1980, anno in cui ha fondato la rivista Frigidaire che tuttora dirige insieme al mensile di satira e idee Il Nuovo Male (in edicola dall’ottobre 2011). Ha pubblicato vari libri di politica, storia e satira. Ultimo in ordine di tempo “Frigidaire, l’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo”, Rizzoli 2008. Per saperne di più vedi il sito http://www.frigolandia.eu

PD – i PROMESSI DIVORZIATI- una storia che sa d’affare- ultimo capitolo

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Turistipercaso.org

Apolide Sedentario & Manzone Ramingo ci consegna l’ultimo capitolo.
il capitolo LXXIII.
e si scrive la FINE
(per cont(r)atti, scrivetemi in privato)

http://turistipercaso.org/apolidesedentario/2015/03/16/pd-i-promessi-divorziati-una-storia-che-sa-daffare-con-renzi-tramaglino-73/

Passaggio segreto

Originally posted on asfaltorosa:

sfila la strada
in parallele fughe
passerella di re minore
sul lastrico denso di un solfeggiato passo
che scuce il suolo dalle corde tese a rondine
d’ogni nido a campana di cristallo
ove rifugia la notte
che si abita intera, nell’ora orizzontale
nell’immobile credo isolato di un colore solo
che chiude il labbro gonfio, come un tappeto sul passaggio segreto
dove sbocca ogni sentiero, alla foce della parola

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Asfaltorosa, di Francesca Canobbio – prefazione di Daniele Ventre

Originally posted on carteggi letterari:

asfaltorosaprefazione di Daniele Ventre

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

La poesia di Francesca Canobbio nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale. Un primo elemento che ne connota lo spirito come la lettera è la tendenza a un lusus verbale che pone in essere un sistematico straniamento nel quotidiano, attraverso la ripetuta violazione delle attese lingui-stiche del parlato ordinario. Nello stesso tempo, la parola straniata, distolta dal suo contesto ordinario e fissato da tic linguistici ormai consolidati, viene ridefinita da nuove coordinate semantiche e sintattiche, all’interno di una struttura di frase alquanto articolata, spinta deliberatamente al limite del contorto. Per coglierne tutte le sfumature sarebbe necessario un commentum perpetuum, per cui qui non abbiamo lo spazio e che…

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Karel Miler

Originally posted on inni in vani:

Radice è ciò che sono, un poeta-radice
qui a casa tra i vermi
in cerca, qui, di una lingua poetica.

Miklós Radnóti

Karel Miler - Identifikace 1973 Karel Miler – Identifikace 1973

Karel Miler- Close to the clouds Karel Miler- Close to the clouds

Karel Miler - close to the clouds, 1977 Karel Miler – close to the clouds, 1977

Miler - schody

cítěn čerstvou travou, 1976, karel miler cítěn čerstvou travou, 1976, karel miler

6_bgmilermriz19

kresba, Karel Miler kresba, Karel Miler

limity, Miler limity, Miler

6_bgmilerlimity17-kopie1

6_bgmilerbudanebo01

kolmice, 1973, karel miler kolmice, 1973, karel miler

http://www.great.szpilman.de/index.php?/artist/miler-karel/

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ruggine di libidine

ruggine di libidine
precipizio in un baratro di sguardi
mi ardi di parole e prolifichi lemmi
d’etimo nuovo d’un poetare voragini
che mi vorrei nascondere negli incavi
del corpo come l’asso nelle mutande
che mi vince ogni manovra di gioco
fra la mossa carta segnata da un tuo
umore labile come il tempo di un orgasmo
mentre bevo ti bevo e mentre mangio
ti mangio e ti sogno alla maniera
d’un Caravaggio vivente che mi colora
le membra d’un Cristo dannato perché
mi hai rubato anche l’unica croce che ebbi
per la vita e più non mi compiango ma
ti vorrei su una pergamena di Colombo
per avere la rotta dell’America in tasca
e morderti forte rubandoti mele come
un corvo nero che rapisce bambini
per farli miei e tuoi questi gesti paterni
che da sempre mi assillano le ore
e farmi crescere i fianchi di un tuo seme
ed essere pasoliniana alla corte del re
con 5 marmocchi ed un dente guasto davanti
ma con un sorriso che supera ogni possibile crisi
nella gioia di essere la tua patente per strada
sul cocchio che sale le montagne a motori di
mulini a vento spettinata come sei tu che
sei un pazzo a farti crescere i capelli come
tirabaci lasciando che io aspetti la tua bocca
che bacia la mia seconda bocca che fa rima con
fica!

janejune.deviantart.com

sento le campane…

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nei tuoi occhi la via
per camminare

Giovanni Pascoli, Patria (da Myricae)

sono quella che vedi
e ti sarò riflesso
oltre il mio sguardo
perché i tuoi occhi
sono il filo d’Arianna
d’ogni pensiero
nei labirinti
di una mente
che lega il flusso
al punto di un filo
con nodi alla tua gola
ad ogni respiro vivo
del coraggio di vivermi

 

Nel nome di Lui

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Ho scucito le capriole del marmo
per una tua immagine
una misura dei tuoi occhi
che mi sbuccia le braccia
d’ogni mare natio
nella genesi delle fontane
che mi sono il sangue
vivo del colore
d’ogni sacrificio compiuto
per arrivarti qui
dove incido il mio cuore
ai piedi dei tuoi suoli
per scenderti gli abissi
d’un oceano di sguardi
rossi di tramonti
dove il sole vendica
ogni futura notte
lontana da te
che hai rinchiuso il mio futuro
nel disegno di una bellissima perdente

oggi su Nazione Indiana : Concordi a Kanop

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Me & Bob Quadrelli
ospiti quihttp://www.nazioneindiana.com/2014/11/12/concordi-a-kanop/

separatoi impuniti

Man Ray, Lee Miller che dorme


Impunemente accovacciati sul bordo trito della convalescenza al gesto di vivere contr’aria inscatolati nei box cerebrali di un lapsus insistente fra orologi psichici che circoncidono ritmi circadiani alle corde spiraliformi e discendenti della vita nella fiala del pianeta con separatoi fisici ed astratti fra noi e tutto soli e splendenti nella nostra provetta unica per miscelanze di sapori ad un gusto sempre più acuto e doloroso di vita

 

 

Per una definizione di poesia – Daniele Ventre

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Su un piano estremamente generale si potrebbe dire che il termine “poesia” è iperonimo (o iponimo) di sé stesso, per più aspetti. Ciò che interessa ai fini del nostro discorso è anzitutto l’ovvia constatazione per cui in sé la prosa esteticamente connotata è soltanto il corpo fonico della struttura mediale che la poesia ha acquisito, accanto al verso, con il passaggio dall’oralità alla scrittura, in una remota fase dell’evoluzione della medialità umana. Un ulteriore tratto originario della poesia è il suo discorso di riuso, unito al suo tessuto metaforico non ripetibile: una trama di one-spot metaphors, alternativa alla metaforizzazione replicabile, automatica, del linguaggio ordinario nel suo uso ordinario. Va tenuto presente che le metafore ordinarie del linguaggio ordinario hanno una remota radice nel biologico, nel sistema di associazioni ideativo-percettive che l’uomo, come organismo vivente, costruisce come basi della sua esperienza sin dalla culla. L’evoluzione linguistica o segnica del tessuto metaforico implicito in questo sistema ideativo-percettivo è un processo consueto, nell’esperienza individuale. Quel peculiare atto linguistico che si proponga come riprocessamento di aree ampie e fondamentali del tessuto metaforico dell’esperienza comune, al di là della bruta crescita individuale, è una espressione poetica. Per questa ragione l’espressione poetica ha origine in un contesto sciamanico, magico-religioso -si vedano tanto il vecchio aforisma di Borges secondo cui la poesia è un gioco di esercizi magici, quanto gli studi etnomusicologici e comparatistici che indagano la natura della connessione fra funzioni sacerdotali e forme poetiche o preletterarie nelle culture primitive. In effetti, la poesia riorienta il mondo. Le diverse poetiche individuali, all’interno di uno spazio letterario determinato, cercano poi di costituire per questi connotati generici un volto storicamente definito e plausibile in un certo tempo: una tipica storico-culturale del giudizio estetico-letterario che renda concreto -e dunque sensato- il lavoro poetico. In senso lato, tuttavia, riorientamento metaforico dell’esperienza e connotato “teurgico” del testo poetico restano nel sottofondo: il poeta dotto può storcere il naso, ma forse non è peregrino pensare che l’ambigua ricezione che la poesia ha oggi, fra marginalità di mercato e fascino perverso che induce quasi tutti a volersi avventurare nell’oscura terra del versificare, sia la versione 2.0 dell’ambiguo trattamento che l’uomo tribale riserva a chi traffica col soprannaturale vero o presunto: rifiuto e disprezzo, interesse e curiosità.

Ciò detto, veniamo a quanto attiene all’aspetto più vistoso di quello che io personalmente metto in versi: questa mia strana restaurazione metrica rimasta abbastanza in sordina -non è che abbia poi gran pubblico anche nella nicchia ristretta della poesia vera o presunta- fra più o meno vago rifiuto e più o meno vaga curiosità. In parte essa nasce come correlato della mia attività di traduttore di poeti di lingue antiche e da una riflessione sulla ricezione impropria che il testo poetico tradotto ha fra noi quando la sua struttura ritmica, che è la sua espressione mediale, viene ridotta a rigo di prosa -riflessione che mi ha portato a cercare di tradurre poesia ricostruendo forme. Tradurre ricostruendo forme, nel contesto della traduzione industriale, è considerato un’eresia per molti aspetti, fatta salva qualche occasionale eccezione. Si ricorre al ripetibile stico alineare. Ma appunto questa domesticazione soprasegmentale del testo dovrebbe indurre in sospetto. Se c’è una politica del tradurre, dell’interpretare un testo, e una politica del ritmo (cito Meschonnic, in modo improprio), c’è anche una politica generica dell’hermeneia intesa come procedura di interpretare il testo altrui ma anche il proprio modo di tessere il linguaggio (interpretatio come interpretazione e stile). Una politica dell’hermeneia a ritmo debole, o senza identità ritmica, è una politica dell’hermeneia che vuole ridurre la poesia a procedura ripetibile. Ovviamente non sto accusando il poeta di versi liberi o atonali di essere asservito a un sistema di produzione in serie per palati proni al banale. Sto affermando però che dal mio specifico punto di vista uno dei modi più efficaci di effettuare la mia individuale coupure épistèmique col discorso di consumo, anche con quel particolare tipo di discorso di consumo che è la (para-)letteratura di grande mercato, è una ristrutturazione del ritmo -non necessariamente così tradizionale come sembra -quale dimensione mediale insopprimibile del testo in versi. Inoltre non mi sono mai piaciute le cartoline postali rimaste inesitate nel mito totalizzante dello scriptum come obliterazione della voce a testimoniare l’assenza di un’assenza. Che lo si voglia o meno, un testo che abbia scopo estetico -riesca o no lo scopo -è una volontà di presenza.

Daniele Ventre

 

temporalia



Carichiamo il cielo del nostro fiato ed io spero che scoppi in fretta con la nostra malattia terrena questo oltre che non mi concede perturbazioni all’infuori di esso come me mai statico con il tempo di novembre che sembrano tutti poi novembre sulle scale i raggi del sole a dileguata traiettoria fra me e lo sparo della finta luce ormai finita nei neon a farsi bolla di scienza incanalata fra le mille dita dei fili di rame che coprono l’osceno buio eterico e si propagano fra le nostre case che sanno le doppie lingue del dormire e sognare l’altrove fra un attivissimo dormiveglia di attività domestiche mai troppo finiremo di spezzarci la schiena con i vocaboli esterni sotto questo cielo assurdamente in opposizione con la natura umana squisitamente delicata che cerchiamo di riprodurre sotto i tetti durante le pause fra le alluvioni che spremono i nostri fiati inalati dall’altissimo che preciso punisce la bestemmia umana fra una falsa virgola di osceno distacco fra noi e la nostra vita fra il punto di dolore in cui il cielo tutto cede e ci coprono le lacrime scappate agli ombrelli di uno sguardo propiziatorio a qualche nuvola antropomorfa e noi vediamo solo i nostri riflessi nella sfera che ci supera e non abbiamo bisogno e non avremmo bisogno di creare queste inutili rappresentazioni di noi stessi in una architettura che ci comprende senza mai veramente comprenderci se non quando il lampo della morte ci porta via a sollevare il cerchio ed il suo diabolico coperchio d’acqua fino alla secca dei corpi fino alla risacca che sponda in un buio d’altra fattura che finalmente il cielo scoppia e noi siamo terra nella terra ma cielo ci tocca di striscio e potremmo finalmente sputare nella bocca delle nuvole tutto il piscio della terra e il rovescio del meteo fasullo di una app che continuo a seguire finché c’è segnale e segnata dal tempo mi verso in quest’onda in questo flusso bramoso di coperture che mi vestano le parti nude di questo monologo fra me e la parte che continuo a recitare per sollevarmi dal perenne temporale che flagella ineluttabile la grandine scomparsa delle mie lacrime passive

marinamarina di sestri ponente dai miei occhi

no work

tumtum2
….Questa non è queste sono le mie molteplici nature snaturate da Madre natura in una zona del pianeta ignota in uno zoo di mani che fanno la pianta e la piantina da studiare per innestare talee di me spezzata dal grande pollice nero del giardiniere del grande fratello in un loop di immagini transitorie di like yes i like you baby dool in fusion confusione di messaggi ad ogni beneamato respiro zoppo di fumo passivo e attivando sound attivando sound è la mia attività il suono del gheriglio quella noce schiacciata di cervello che mi fa spremere meningi per centrifugazioni molteplici fra questa non è queste sono le mie molteplici nature snaturate dai network dal marketing della mia borsa a tracolla che non decolla ma tracima sull’onda come l’estate dei surfisti quella vera sulla mia isola deserta dove porto solo un porto e il mio ulysses where are you? came to me came to me camminami lento e proficuo sulla schiena con la scimmia di questa natura snaturata e innestami nella più piccola delle mie ossa una eva ed un adamo di carne per preghiere a feticci diversi da una croce che la testa me la sono già giocata a nascondino o rubamazzo e chi scrive e chi scrive non lo so forse uno sbadiglio d’aglio e pinoli mentre faccio e pesto sia questo sia questa non è queste sono le mie molteplici nature snaturate….

a noi si dia il segnale

(?) continua (?)

in chiave

Autunno spezza i palpiti
al sottobosco musicale
Sarà un attentato alla sincope
di cuore e ragione
Una improvvisazione
che non lascia il tempo
che trovo
sulla pronuncia lenta
del tuo nome
su cui conto
le dita delle premesse
Pallido e scandito
sul candido
respiro condiviso
nella foschia
di un giorno
che si pronuncia
intonato
alla tua notte
in chiave
di me

A – The Alphabet of love – Bob Quadrelli

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Aura d’Atomo Archetipo Arcano Ancestrale d’Atavici Abissi accendesti avvampanti Astri abbacinanti e Aurore antesignane di Amebe anaerobiche in Acque Atlantiche :’Atlantide’e alti alberi Abeti Acanti Aceri Agavi Alghe e ancora : Allodole Aquile Aironi Antilopi Alci e Australopitechi Arabi Africani Ariani Americani che Abachi han reso Automatismi aleatori e abili artigiani di abnormi ambizioni abominevoli aberrazioni e aborti d’Abramo nell’Abside dell’Abbazia Antartica annoverata in Annali abusati e alterati da Acari nell’Accademia Aristotelica e Arianna accaldata in accapatoio agita accapiglia le arti d’alieno in Afasia Asmatica accenna accavallando aglio e aromi aspri agrumi arance & aringhe accenti accorda atonali Arpe accessoriate d’Antro Aereato accetto accocolato Algida Anima Argentea accigliata acciecami Austera e accoglimi Alata che acclamandoti se acconsentirai l’Accoppiamento Astrale di accurato accorpamento Andromedino allineando Arno e Acheronte Acheo d’Atene aceteline per androni e acciacchi articolari acidi acini acme d’alcolici accentua l’Acquarello Azzurro e acquieta l’Acrilico acre d’Acromatica Acrobazia acuta astrazione acustica adagiami Adamitico addendo Adamantino addobba addolciscimi addormentati addosso l’Addome Adolescente Adatta Adrenalina e assorbimi avvinta d’Artigli Adunchi d’affabile Alchimia Algebrica Assonante Affascinante e Affiatata Affinità e Ampio Afflusso d’Aorta affrancami d’Animale l’Anima affusala l’Affondo Afrodisiaco d’Afa accalorata Alba di Afrodite agiata d’aggettivi agghindata e Aggraziata aggomitolati accanto agile ago Agnostico in Asola d’Acquario Astrolabio d’Alabastro Ametista d’Albania alambicchi d’Azoto Alcaloide nell’Alcova in Acquisgrana aleggia Alettante Alfanumerica allenami d’Aliti alimentami allattami e allupato allagami d’Allegorie e Aforismi Acronimi e Allegria allietami Allibito Alligatore Allucinato alludi Alma e d’Alone d’Afrore alluvionami Altezzosa nell’Alveo ammaliatore Amazzone Ambita Ambra d’Alcazar Ambrosiana attuale Amenità d’Aracnide ammanattemi ammansito ammiccando ammutoliscimi nell’amniotica Amnesia Anestetica Ampolla d’Amplesso Anarcoide Ancorami Ancella in Andalusia Anguria e Anice annesso annodami annuendo annusami ansimante : Amami

Soluzione 1

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C’è la luce
e l’accumulo del torpore nei respiri
per un cenno che trae l’impulso
dalle propulsioni degli aeroplani.
Ogni gesto catapultato
in uno spiraglio di cielo a sé stante.
I corpi non hanno mai avuto problemi
a slegare le proprie ali per gli schianti.

aereo

Premiata da ANTEREM al Lorenzo Montano

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Il mio libro “Asfaltorosa” , casa editrice L’Arcolaio, ha ricevuto il riconoscimento fra i premiati con menzione per l’opera edita al prestigioso premio di poesia Lorenzo Montano, della rivista di ricerca letteraria ANTEREM.
E’ un giorno felice…

anterem

per la tua bellezza

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Eppure quanta grazia in tutta questa decadenza.
scivoliamo giù per le colonne degli astanti alla nostra anima
siamo un corpo speciale
per il pericolo
vigiliamo il fuoco
prima di spegnerci
come vestali
in caduta mai libera
mentre ci scendiamo
senza arbitrio
arbitrati
dal passato
di un pilastro altro
cui si fece templio
nella città sacra
del nostro libro
intuendo la pagina
dall’occhiello
e dall’occhio più limpido
fra le nuvole

Mi sono data un voto
per la tua bellezza

cuore antenato

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per peripezie
in tappezzerie
di sceniche seccate
in un colpo
si ripetono gli occhi
sul futuro
si chiudono
al passato
quando il sole è precipitato
in ogni simbolo
che è un colpo
al cuore
antenato
sul fresco muro bianco
delle nostre stanze
immacolate

russiapink
                                                                                                      Russia, Kareliya, Питкяранта – webcam

Opaco (al Capo giro)

Francesca Canobbio - rosadstrada:

mi sembra giusto ricordare

Originally posted on asfaltorosa:

Risalire i
tratti
e i
tratteggi
di questa
vi(t)a
sino al
punto.

Di fuga.
solipsistica
mossa
zebrata
fra il bianco
e il nero
di un
piccolo
passaggio
rubato

nel tuo
segreto
nelle tue
segrete
intimate
dall’Alto

Al fermo
immagine

immaginare

immaginato
sino
all’ultimo

titolo
di coda
dalla testa
ai piedi

ri
verso

la posa degli anni

al basso
in rilievo
sollevato

in sorto
inn’alzato
dal futuro
al passato.

Capitolare.

Al capitombolo
al capo-
linea

(ment(r)e scendo)

Capo
volto
.verso

saldo
salto
ometto

svengo

tendo
pendo

giungendo
man
mano
man

al
Capo
giro

copertina (1)

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Trittico di Primavera (un post che l’importazione da splinder aveva occultato)

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immagine di Roberto Matarazzo

immagine di Roberto Matarazzo

DI CORTECCIA

Sei l’albero della mia unica fatica

spezzarti la corteccia in mille cocci

vederti dentro e assaporar gli anelli

la linfa il legno molle che si piega

piallare con la mano il tronco tutto

renderti liscio al tatto e il ramo piano

salire su con l’edera corpunta

ch’aggrappa ogni tuo spigolo latente

sola nella foglia che non mangi

che sa d’amaro alla tua lingua dolce

mi faccio fiore in faccia per colore

e frutto che si dona già maturo

in stagione acerba di pistilli

essere già impollinata d’ape

la punta, apice dell’incontro nostro


A FIOR DI PETALO


Il pensiero cresce a fior di petalo

sfumato nel colore di quello che attira l’ape alla corolla

come mi preme sul polline l’idea della viola

che ricorda il tempo per ogni tratto reso

al margine di un equinozio di sillaba

ripetuta in un passato di raccolti

in mazzetti ricamati con manine

allo stelo del giorno che ritorna

alla stagione che nasce con il tuo sorriso

e svela alla farfalla il suo rifugio

fra le guance dell’ ariosa creazione

di un attimo giglio

 

NUOVO SOLE


Piangono petali freschi i tuoi occhi di gardenia 

fra le frasche bagnate dall’umido umore

di nuova vita che cresce a tender la voce

ronza la vespa alla persiana cercando colore

e giada in foglia striata nasconde il segreto

di una corolla di ali che sbatte ormai giunta

al nido dolce dal viso divino del cielo

tutt’un turchino soffitto alle stelle da palco

chè è nuovo sole e lo si raggiunge in un salto

 

 

Salvatore Quasimodo

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MILANO.AGOSTO 1943 
Invano cerchi tra la polvere, 
povera mano,la citta è morta. 
è morta:s’è udito l’ultimo rombo 
sul cuore del Naviglio.E l’usignolo 
è caduto dall’antenna,alta sul convento, 
dove cantava prima del tramonto. 
Non scavate pozzi nei cortili: 
i vivi non hanno piu sete. 
Non toccate i morti,così rossi,così gonfi: 
lasciateli nella terra delle loro case: 
la citta è morta,è morta. 

ALLE FRONDE DEI SALICI 
E come potevamo noi cantare 
con il piede straniero sopra il cuore, 
fra i morti abbandonati nelle piazze 
sull’erba dura di ghiaccio,al lamento 
d’agnello dei fanciulli,all’urlo nero 
della madre che andava incontro al figlio 
crocifisso sul palo del telegrafo? 
Alle fronde dei salici,per voto, 
anche le nostre cetre erano appese, 
oscillavano lievi al triste vento. 

dalla lettura alla festa di Borgo Bassi – Erli – Paolo Vignola: LE VERITÀ DELL’’O..RA..CO..CO..CO..LO

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cattiva strada
qui:
http://quaderni.sanprecario.info/wp-content/uploads/2013/10/Q5-La-verita-delloracococolo.pdf

da “I QUADERNI DI SAN PRECARIO 5″

Bologna in Lettere 2014 – Il Programma

Originally posted on Bologna in Lettere ........:

con il patrocinio del Comune di Bologna

co_bo_nuovo

Bologna in Lettere

Festival di Letteratura Contemporanea

II edizione

30/31 Maggio 2014

 manif 1

Ideazione, concertazione e direzione artistica

Enzo Campi

Staff

Marinella Polidori, Alessandro Dall’Olio
Alessandro Assiri, Martina Campi, Mario Sboarina
Vincenzo Bagnoli, Claudia Zironi, Francesca Del Moro
Alessandro Brusa, Jacopo Ninni, Francesca Serragnoli, Silvia Secco
Maria Luisa Vezzali, Enea Roversi, Rita Galbucci, Loredana Magazzeni
Luca Ariano, Roberta Sireno, Anna Franceschini, Luciano Mazziotta
Chiara Bernini, Sergio Rotino, Enzo Campi

Gruppi Organizzatori

Le Voci della Luna, Letteratura Necessaria
Gruppo 77, Memorie dal Sottosuono, Gruppo 98 Poesia
Versante Ripido, Associazione I ComPari
 

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Programma
(il programma è ancora in costruzione e potrebbe essere soggetto a variazioni e aggiornamenti)

Venerdì 30 Maggio

17,00/18,00 Libreria delle Moline – Via delle Moline 3/A
“L’isola che c’è” – Presentazione della collana “Isola”
Evento curato e condotto da Mariagiorgia Ulbar
con Fabio Donalisio, Sergio Rotino, Azzurra D’Agostino, Alessandra Carnaroli…

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scusa

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Abito in un cortometraggio perché finirà presto questo spezzone e poi l’altro per segnalazioni occasionali in posti grevi del mio petto cuore a cuore nel ghetto della ragione con un milione di euro per mille milioni di scuse alla mansione di creatura naturale e triste come un bambino abbandonato a sé stesso adesso adesso che mi libero di persone ingombranti e pesanti che riempiono piatti e cercano fortuna come te nel mondo quadrifoglio trifoglio bifoglio foglio penna e per andare avanti una buona scusa

Fuocherelli

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t’avrei dato nome a fuoco lento
come di fiamma che non brucia
ma cera d’intorno alla luce che c’era
e cera e c’era mille volte ancora
potrebbe per ipotesi che tu ti avverassi
nei sortilegi del calore che sciolgono le reni
e tremi se ti dico che ancora posso
creare questo fato di magia d’afflato
o con il fiato spegnere tutto
sul bordo ormai dimenticato del letto
ed accendere solo una candela a lutto…

Cielo minore

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Tremula
come il ricordo
di una felicità
questa luna eclissata
dietro sipari di luce propria
alla compagna sfera del giorno
che già nascosta nascondeva la notte

le acrobatiche stelle delle orse
su carri rotanti al bagliore di sole
il carico delle messi estive
senza estasi e stasi ma fatica

traccio il mio orto concluso in terra
e mi perdo per le vie
di un travaglio senza figlio
di alcun dio che illumina

la mia strada percorsa nella febbre
della sera di mezzogiorno
al fuoco delle rose di maggio
sposa di un cielo minore

cala sipari di nuvole
pensieri di sparizioni
accoglie un raggio per ogni
perimetro di mano
che mi darò di mano

celebrando il mio matrimonio con me stessa

sarà il mio nome

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In un volo sincopato dalle nuvole
ove l’occhio racchiude il recinto incalpestabile
trottolerò leggerezza dalle ali degli uccelli
nelle danze di soffitti ricolmi di cose
di case di pensieri a lume di sole
e notti di lune cangianti dense come marmi
cesellando la ragione che mi porti ancora
avanti e sopra i cieli sarà il mio nome
dove la piuma si stacca riattaccherò la mia parola
veste di psiche che fluttua sulla vita
se mi manca il verbo non è che un peccato
a cui chiedo un perdono fedele come un cristo
l’ultimo al quale abbiano steso un cielo in terra
mille e mille rondini di ordini eterici
battono le ali per avversare la terra
batte il mio cuore per attraversare la mia altezza
nella misura in cui mi sento sollevata
per ogni mio gesto teso all’apice
nella vertigine di ogni caduta
che siamo

Presentazione

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Sabato 10 Maggio,  all’interno della festa di Borgo Bassi, sulle alture di Erli (SV) , dal tema Maggiocando,  presentazione del mio libro “Asfaltorosa” , casa editrice l’Arcolaio, con l’autrice Francesca Canobbio e Marino Ramingo Giusti ( Frigidaire – Il nuovo Male )

mosca cieca

Serena mosca cieca a tutti
amanti dello sbattere leali
in questo mondo di merda
urbis et orbi
per cogliere al volo
stronzata dopo stronzata
l’illusione
di una dea alata
la vittoria
che sarà certo bendata
da un drappo di carta moschicida
dove zitta anche lei
si cagherà sotto
per l’ultima volta
prima di aprire finalmente gli occhi.
fortuna,o  sfortuna
che anche questa l’ho già pestata