Asfaltorosa

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Su Reb Stein , La Dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta, il mio libro “Asfaltorosa”. Grazie, ancora.

LA DIMORA DEL TEMPO SOSPESO

Daniele Ventre
Vincenzo Sparagna
Francesca Canobbio

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

     La poesia di Francesca Canobbio, nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale.

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Da Arcolaio ning – CASA EDITRICE L’ ARCOLAIO

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Presentiamo quest’oggi il primo libro di Francesca Canobbio. Il titolo, “Asfaltorosa”; la collana, Arcolaio.

Introducono l”opera Daniele Ventre e Vincenzo Sparagna.

Per comprendere a fondo quest’opera di Francesca, pubblicheremo qui sotto due frammenti tratti dalla prefazione e postfazione.

Concluderemo l’articolo con la ripresa di qualche testo.

Buona lettura.

Dall’introduzione di Daniele Ventre:

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

 

“La poesia di Francesca Canobbio nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale.

Un primo elemento che ne connota lo spirito come la lettera è la tendenza a un lusus verbale che pone in essere un sistematico straniamento nel quotidiano, attraverso la ripetuta violazione delle attese linguistiche del parlato ordinario. Nello stesso tempo, la parola straniata, distolta dal suo contesto ordinario e fissato da tic linguistici ormai consolidati, viene ridefinita da nuove coordinate semantiche e sintattiche, all’interno di una struttura di frase alquanto articolata, spinta deliberatamente al limite del contorto. ”

***

Dalla postfazione di Vincenzo Sparagna:

“… Torno a rileggere e trovo questo “Ingoiare amaro amore come pane tra le righe” che potrebbe farmi pensare alle sofferenze degli abbandoni se non fosse che appena qualche pagina appresso ecco apparire la figura di un “autentico falsario” che “conosceva a menadito / i trucchi del mestiere”. E viene il sospetto che il falsario sia io stesso che mi racconto il sogno appena fatto o l’autrice o un suo doppio teatrale (amletico appunto) e che quello struggimento d’amore sia anch’esso un trucco, una figurazione surrealista, la distruzione della pittura attraverso la pittura medesima. Forse questi versi sono, come dice uno di loro, solo “la nuvola che ci nasconde la notte”, oppure sono semplicemente “l’inatteso imprevisto …”.

***

Alcune poesie:

Scivola

Tutto sulla plastica scivola

anche il sangue.

Tutto scorre

ma non ci bagna il fiume

nell’apnea dei tempi.

Tutto scivola sul petrolio

anche il sudore

della vertigine dei suoli

scivola

sugli abissi dei vertici.

Tutto scivola

e niente pesa:

come il petrolio

galleggia sul mare

ed il petrolio

pesa più del mare.

Tutto scivola

e continua a scivolare…

La notizia

Strepitare di voli angelici

tocca suoli terreni

Senti le ali fluttuare

sul confine del regno.

Dove è segno una bianca piuma

sull’inchiostro nero

del nostro terreno vagare.

Fra le pagine sporche

del primo giornale del mattino …

… la notizia

Che suoni muta

Le daremo un nome

che suoni muto.

Che non si perda all’orgia

dei pentagrammi.

Che non batta fra denti e labbra

nei palati già umidi di parola

(fra le arcate

voce

che gola strozza).

Chiuderemo a chiave la nota:

che suoni muta

incastonata

fra il pilastro delle dita

e la cornice della bocca.

Contrapposti.

Muti e casti

http://arcolaio.ning.com/profiles/blogs/esce-oggi-il-primo-libro-di-francesca-canobbio-asfaltorosa

“ASFALTOROSA”, casa editrice L’arcolaio

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Per ordinare il mio libro di prossima uscita scrivete a info@editricelarcolaio.it

L'arcolaio

gianniprianoimmagine di copertina di Gianni Priano

prefazione di Daniele Ventre

Daniele Ventre (n. a Napoli nel 1974) ha pubblicato per l’ed. Mesogea la traduzione dell’Iliade di Omero (2010 -premio Achille Marazza 2011) e del Ciclope di Euripide (2013). Di prossima pubblicazione una sua traduzione dell’Odissea. Nel 2011 ha pubblicato per le Edizioni d’If di Napoli la raccolta “E fragile è lo stallo in riva al tempo”. Collabora con il blog Nazione Indiana.

postfazione di Vincenzo Sparagna

Disegnatore, scrittore e giornalista, nato nel 1946 a Napoli, ha vissuto a lungo a Roma. Oggi abita a Frigolandia, città immaginaria dell’Arte Maivista da lui fondata in Umbria in una ex colonia abbandonata alle pendici dei Monti Martani. Dopo aver partecipato ai movimenti rivoluzionari degli anni ’60 e ’70 in Italia e in vari paesi del mondo, è stato uno dei protagonisti delle invenzioni e dei “falsi” de Il Male dal 1978 al 1980, anno in cui ha fondato la rivista Frigidaire che tuttora dirige insieme al mensile di satira e idee Il Nuovo Male (in edicola dall’ottobre 2011). Ha pubblicato vari libri di politica, storia e satira. Ultimo in ordine di tempo “Frigidaire, l’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo”, Rizzoli 2008. Per saperne di più vedi il sito http://www.frigolandia.eu

Spazi sconfinati a verde che azzurro combacia sulla traccia di selciati dove l’ ombra si sceglie un bosco ad un respiro di albero e quanto tempo per tutte le sfumature che cadono sul petto con l’ inclinazione delle colline a riparare dalla calura il soffio che ti serve per respirare un grande abbraccio di tua madre così felice per tutto il lavoro di tuo padre che ancora si permette fatica e un sospiro di fumo crepasse il mondo noi siamo felici con i nostri bambini e niente più niente c’ è di più bel fiore che possa fare profumi oltretutto il nuovo neonato arriva

“Contratti” di Facebook

In questo Inferno di calore estivo
Sono il vostro ventilatore
Che gira
Sui vostri profili fantasma
E che prima o poi
Si fermerà.

L’ arsura che arriverà
Dal mio mancato lavoro
Dovuto al vostro servizio
Di spie segrete
Che mi guardano mute
Senza lasciare traccia
O si tratta solo di stalker
Che camuffano il pappagallo
Analfabeta e incapace
Di qualsiasi soggetto diverso
Dal modello televisivo massmediatico

L’ assurda arsura che vi deleghera’
Un posto in prima fila
Davanti al cesso di stato
minuscolo per Natura
Dove cagare è in piedi
Su una tavola turca smerdata
Come nel cesso di Trainspotting
Ma in 2000 fra la merda
Cercando la droga poetica potenzialmente
Corroborante e magari con le tette grosse
Di madre cretina ad ogni costo
Che mal si piega e posa
A bordo piscina
A figura intera

E mai più nessuno
A cui dire sul proprio profilo
Osservazioni da osteria n 20
In base alle mie pubblicazioni
Tanto osteggiate dai minori
Ma ancora amate dai migliori e dai minorenni
Che mi passano la palla in vasca
E mi dicono che sono bellissima
Al posto dei “contratti”di fb

Contratti non contatti
Perché tutti vendono qualcosa
Carta igienica rarissima
Triplo velo con le margherite
Che la maggior parte degli italiani
Usa solo nei bagni dagli alberghi di lusso
Mentre a casa propria
Si pulisce il culo direttamente nel bidè

Smontero’ questo servizio
Sifone dopo sifone
Da bravo idraulico di famiglia
Come tutti i miei migliori contatti telefonici
Che hanno richiesto di vivere la vita vera
Senza avvertire le nausee e le vomitate
Dei contratti malati psichiatrici
E bipolari famosi come tutti gli scrittori
Che hanno problemi di narcisismo acuto
E credono di essere Dio
Per avere scorreggiato una parola su fb

Con tutta la mia puzza
Anale
E non solo
Vi lascio il mio sudore
A chiudere
Ogni ano e ogni bocca
Dei contratti fb
Come un bacio alla cicuta

Hai costruito la mia immagine
Sulle tue mancanze
Idealizzi il tuo Mostro
Con le caratteristiche
Che ti sono
E che non conosco E non conoscono
La pace dei corpi
La beltà dello spirito
La sincerità e umanità
Questa Bellezza sconosciuta
Che meraviglia la vita davanti
Ad un pozzo fatiscente
Che continua a petare
Senza pensare
Il lezzo nausebondo della tua vita virtuale
Il lazzo dello Stalker putriscente
Handicappato e nato pigro di cervello
Con tutta la progenie
E con i complici del reato intorno

Francesca Canobbio

Non ho trovato
Un immortale per moltiplicare
La mia prole
Ma ho parole
Per tutte le dinastie
Per ogni luce del mondo
Io mando un riflesso
Con un cuore gonfio
Più di un ventre
Gonfiato a gocce
Come fossero tranquillanti
Per la madre degli orripilanti
E i suoi ormoni ingestibili
Placati da un disegno
In arte deco’
Del figlio
Da un sorriso
Puro
Che lei ha ormai perso
E deve ricreare
Per nascondere la vergogna del suo Mondo
……

Sei talmente gioiosa
Di avere degli infanti in casa
E un marito cavatappi
Che ti ha reso madre
Ma felice di che?
Ti lamenti sempre
Della Tua vita
Della Mia vita
Di ciò che non conosci
E mai conoscerai
Perché non hai mai vissuto delle esperienze
Che ti restituissero la parola creativa
Una vera vita
Ti è oscura
E scrivere di ricamini
Non è scrivere di eternità
Ne’ fare Poesia
La casalinga frustrata
Ha bisogno di un corso
per imparare a pensare
Per poter scrivere:
Mi allacci al petto il cielo
Al figlio neonato
Come eredità

Almeno la base

L’ orripilante cova cuccioli orripilanti
Il suo estro si esprime solo in maternità
Matrigna oppurtunista
Con il mantenimento
E la Scimmia da difesa
Delle mammelle giganti
E fuori da ogni Arte
Cresce la dinastia
Dell’ Italia
Piena di confini
Che camuffa la sinistra con la destra
In abito da Zingara Ladra

Francesca Canobbio

L’ orizzonte ripete la sequenza dei falsari sul vetro dell’ ordigno ad esplosione
E invece di Amare il Mondo tu mi Odi
Senza udire la calma del vento
Che prima o poi accarrezza le sequenze
Delle tue mancanze
Questa tua Afasia che è Afa
La mancata creazione del tuo Mondo
Che maledicendo insieme a me
Manda Dio a morire in croce

Francesca Canobbio
8 giugno 2022 ore 21,10

AL CAPO GIRO

Risalire i
tratti
e i
tratteggi
di questa
vi(t)a
sino al
punto.

Di fuga.
solipsistica
mossa
zebrata
fra il bianco
e il nero
di un
piccolo
passaggio
rubato

nel tuo
segreto
nelle tue
segrete
intimate
dall’Alto

Al fermo
immagine

immaginare

immaginato
sino
all’ultimo

titolo
di coda
dalla testa
ai piedi

ri
verso

la posa degli anni

al basso
in rilievo
sollevato

in sorto
inn’alzato
dal futuro
al passato.

Capitolare.

Al capitombolo
al capo-
linea

(ment(r)e scendo)

Capo
volto
.verso

saldo
salto
ometto

svengo

tendo
pendo

giungendo
man
mano
man

al
Capo
giro

Francesca Canobbio
Inedito

L’ esercizio dell’ esercito – bloody cyrcus

Ma quando all’ alba specchio il tuo riflesso
Nel pozzo che mi fece fare il volo
Di quattrocento piani e quattordici chitarre
Che suonano fughe e non ti ho mai toccato
Ma specchio il tuo riflesso ed il mio amore
È corda che mi lega al tuo rinascere
Se per un ricordo si è ancora in volo
In una smisurata forma di piacere
Si muta la tragedia di una coscienza
In una risata folle più forte del sisma
Che alimenta i vulcani della terra
E tutto il calore lava di piacere
La nostra Pompei, prima che io ti tocchi
Con l’esercito che le diede sepoltura

La muta Caligo

Le nuvole tengono la pioggia sollevata su di un arco baleno secolo e io mi sposo con il suoi altri secoli di romanticismo per velare di nebbia il mio capo a Caligo che manda lo spirito ad un poema di città di asfalto che bianca mi ha desiderato in voce e in colore di sottile strofetta di canto ad acuto raggio voce bambina che mi placa il cuore dal basso e verso alto mi bussa alle porte di un mistero che taccciono esoterici i monaci e gli sciamani per sposare l’occulto conservando il ricordo della visione di Dio sulle strade della malizia atavica che armonizza spontaneamente i corpi nel tempio che si rivolgono i profili più proficui e prodigiosi alla luce dell’orda che si separa fra i visi corrotti e quelli corretti

La muta nostra

Tutto è nostro mio clavicembalo temperato a forma di cuore che ti lasci battere con le dita come in esercizio di suono fra neri e bianco d’avori alianti nel tuo porgere base per altezze supreme senza ganci e sole corde musicali alla volata verso la vittoria su cocchi originali che superano ogni mossa figura altra parte caro il ricordo di una sedia condivisa al tavolino della novità di un incontro vero fra mare e cielo al sapore di cardamomo fra una poesia antica e sempre moderna e una manciata di roba nuova alla sposa della tue Muse che si prende che si salva che il caos tutto ordina al menu’ di una nuova stanza giostra storia dedicata alla vera e propria unione di questa idea che per sillabario ti tiene in casa mani e bocca stretta la lingua che tutto passa

La muta ride

Sguizza erompe s’abbuffa con tutto il riso della vita piena alla libertà della comune espressione che vige nel mondo dei sentiti e sentimenti di gioco ad ogni età e la sorpresa è allegra di matura coscienza tagliati i furti furbi dei marinai sconsacrati privi di empatia e luce che fa luce ai bambini con il mio sguardo e i miei colori e il mio codice che non si presenta senza via di fuga all’impatto con il tuo demone che vuole rubare troni nel castello del mio cuore dove da lustri lussi secoli abbonda la cima di un ventricolo destro sinistro che al cuore pompa in Magno gaudio la vita alle grazie della terra che si lascia salutare a bocca aperta di meraviglia di metà di me stessa allo specchio lieve in aumento di molate figure

La muta misura

Benedicimi il fatidico flusso di parole accennate con 13 tele di questa epopea di fluviali flauti in mari aperti sereni nella nuova onda frizzante buona compagna di viaggio su tela espressione della duplice via per ricevere tempra su tempera a temperatura ambiente che si eleva su strofe strofinate candido cotone di fratellanza maglia calda camicetta perfetta salute al ferro che la stira sul foglio di carta calzone e calzolaio completo perfetto per la cerimonia di vestizione della Musa ancorata ai suoi panni stesi al sole davanti alla porta di un pubblico senza consiglio che non sia di composizione della arte in bianco velo di zucchero sulla torta imbandita a festa in questa ruota attorno al cigolio soprano di uno stilista che alla parola e al colore si arrende senza più trovare una più alta misura

La muta spasimante

Mi concerti di Muse spasimanti alla fine mensa di questa idea che per te si compie come lingua straniera che non conosce il dolore della terra ma celeste si chiama muta a gioire dello spettacolo dell’universo che la ospita in incandescenze di candele soffiate sui desideri più profondi e vivi su una torta di genetliaco solenne e ancora puro al tuo desiderio che mi placa il colore delle stanze a soffitti affrescati dai putti accesi e archi e selva di bacchi al banchetto di un museo della memoria di vita aggrazziata e salva nel tuo consiglio di salute e brindisi di verbo in qualunque momento della mia vita con erbe aromatiche a chiudere botti esplosi e botti esplose alla canna da pesca di un Cristo risorto che non ci giudica

La muta rosa

Ti ripesco nelle primavere annunciate di boccioli alla bocca dei frutti maturi che mi saziano il tempo perduto per deliziare il palato con l’estate calda della mia passione in compasso d’oro con il tuo andare e venire sulle mie terre scoscese a issare bandiera di luna nella mia stanza ultraterrena sui timorati sospiri che ti lascio sul trono delle tue più belle imprese nel mio cuore regno unito alla vita che mi circonda e si da risposta univoca di bene e grazie per il pensiero di un nucleo che è già vita in circuito alla guida atomo di affetto preciso sconfinato retto dalla Divinità di questa idea che per Amore si chiama muta al suo pilota di idee senza fiato né parole che corrompono l’andare nostro in file che seguono fili di parche ai meriti degli Dei propizi ai campi di fiori che di non ti scordar di me fanno rosa

La muta compagna

limpido corale afflato di mia proprietà della mia vita della mia persona che non sono ancora stata corrotta dalla merce di scambio attuale e la soglia non mi vince e non apro versi nel mio corpo a martirio di santi ma mi faccio dea bendata che bacia e baciata vede tutto il giorno e le notti del mondo con ogni mezzo alla natura benigna che m’ha dato il dono della mia vita Santa di parole miracolo della luce e squadra corpo anima amore per dipingere sempre rinascimentale bene come vita alla grazia che mi dona il tempo di dire amore per sempre per sempre amore o solido che ti scansi di urtare o liquido che non ghiacci il mio mare o fuoco che non distruggi perché tutto si può e io sarò salvezza per me per te per avermi accompagnato mondo uomo limpido e fresco per spiagge di sole compagne

La muta commossa

Ti voglio dare e ricevere altezze su chiare lettere di ore contemplate dalla virtù della mente umana ch’ è divina sempre avuto un vuoto da riempire nel frangente di una poesia al cospetto di chi è legge per il buio della nostra vita grazie alla guida della angelica festa nelle sue mani dagli occhi dei tuoi figli e genitori e amici sempre deboli della felicità sfuggevole ma pregna di armonia con accordi e salva il mare e sciolti ghiacci si ricompongono ai poli per un equilibrio di equatore celeste che mi infinite volte riesce dalle dita di mani pulite amorose e delizie di giardini sugli scogli incoronati dal vivo suo scorrere che è doppio e pioggia che ci risveglia nella commossa lacrima dell’amore

La muta altera

Altera muta per amore come la madre al mondo del giorno nella notte preziosa con promesse che si esprimono in tovaglie di luce ricamate dai secoli che ci precedono nel bianco lino che è papiro di regno carta viva che m’infiamma vena di un consiglio a saluto di calici colmi a festa prima del bacio della bocca al boccale radiante che sana e salva il mare dal sangue freddo dei miei pensieri scritti e bruciati a sacrificare il male in un offerta per tutti i giorni delle mie preghiere sacre e profane al fine hai fatto neanche un graffio alla nostra persona che si innamora alta e protetta da maghi maggiori possibili esperti di case di casse toraciche e sonore e cuore e amore e I ‘ anima che tutto l’abita sulle cime dei nostri balconi sulle Alpi dominate

La muta pazienza

Risiede nella pazienza la nostra copia di felicità platonica con margini di errore oramai azzerati dalla guida alla mia concertata base di sapere filosofante amore mio e altri suoni corrotti contro il puro che mi riempie di coloro che hanno i miei colori nella aura che splendida si fa chiamare per poesia senza bassi ad altezze supreme con conchiglie che mi reggono la bellezza bianca della sposa Venere nuda in sonetti di canto a nebbie che invadono persino i mari mentre salgo anima dolce al mio cuore come sanno i tuoi occhi adesso hanno preso i miei nel celeste pur mosso a fuoco dal tuo sole altrimenti io luna io viso io sfera della tua vita sulla terra del giorno del canto e della notte delle stelle

La muta pilota

Riempiamo senza paure spazi per l’emotività che precede il tuo fascino di gioco a tacere verità che imprigionano in colonne sonore ormai epocali per fuggire dove batte il muro del suono la tua mesta velocità di azione che mi spinge propulsiva verso versi a coronare le tue punte a stella di diamante nel mio emisfero sonoro più puro dove il cantare non è cigno che lascia vita ad altri cigni malintesi mentre tu maestrale mi soffi in gola la parola che accarezza la mia gola e deliziando ama come ama solo il sogno veramente senza turba ma di turbo anima pilota della vita

Sulla schiena del mondo

Sulla schiena del mondo
Si ancorano nel sangue
I pilastri della torre di Babele
E le lingue si dividono
Tagliate dal coltello
Con cui Caino uccise Abele.

Crolla il peso del mondo
Sull’Atlante che conta i morti
Di una peste studiata:
I numeri sopra ogni cosa
Che non si reggono
Spropositata legge a rata
Che non fa più sconti
Nell’immediato negozio
Che vende uomini ad ogni guerra

Fra bestie pupazzi cani orsetti

Ma tutti i ghiacciai del mondo non pioveranno il dolore del mio cuore sul mio viso perché resta un pianto reciso a strappare lo sguardo di me che ardo di Sole del mio stesso ricordo rapito e libero catenella di fatti incastrati per decoro in un bicchiere in cui affogo con le foche i trichechi i pinguini e cubetti di ghiaccio alcolici quanto l’emozione rimossa di questi siano essi animali o pupazzi da stringere sola nel letto le bestiole che siamo e che sempre animano la fiaba irrisolta del mio amore che mi consola bella con la bestia che verificherà ogni fantasia stringendo l’ orso polare al petto lo faccio parlare il tempo di dire Ti voglio bene al mio bambino interiore e m’addormentano le tue zampe contro la mia pancia mio unico fedele ma non solo Amore…

#fra bestie pupazzi cani orsetti

La muta XI

Respiro l’ esalazione del tuo umore e mi ubriaco al distributore mentre mi giri fra pozze chimiche con le mani salde sui miei fianchi che ti trasportano sul circuito della mia frequenza a velocità di un rombo silente di motore immobile nell’ acume del piacere muoversi trasportati dal rischio di un impatto mentre mi curvi totalmente in un testacoda della lingua al traguardo trasognato fra specchi che totalizzano le immagini in un corridoio di riverbero di rischio quando la manetta si fa pesante e ti incatena nel tuo abitacolo mentre io sono l’unico possibile freno che tu abbia mai avuto su una pista correndo col telaio storto che rimetti in linea con il cambio e i piedi per atterrare e attirare e attimare il mio folle volo verso metriche di serpi snodate e smodate di strade incompiute

La muta X

Vorrei restituire ai posteri l’ essenza caleidoscopica degli occhi che mi hanno donato, di quelli che mi hanno uccisa, di quelli che ho salvato… in un batter di ciglio tutto ho fatto nella mia empatia, che da buona sensibile mi ha relegato alla solitudine, non potendo essere contempla che da Dio, occhi per le mie chiese di guglie distrutte dal mio pensiero dal taglio dell’ occhio del mio Amore, che si diverte nella memoria ad andare in processione con le reliquie del mio martirio, mentre ad ogni pagina sciolgo il sangue di un povero santo demente per il miracolo del ciclo della vita, abitata nell’unico luogo dove l’ occhio mi scorge quanto intera si fa la mente. Il mio libro delle parole imperfette e chiavabili da tutti gli sconosciuti come me a loro stessi. Questo é il peccato originale della scrittura.

La muta IX

Apro per un verso ciò che pur chiuso mai troverà fine se non nella finezza di una voce che scavalca il remoto presente e futuro dono di visioni. Apro le cosce gementi e gemendo nell’immagine della tua presenza immanente. Sono nel letto delle rose e della canapa e so quanto tu possa fumarmi senza filtri ma a entrambi piace bere e il succo di limone delle labbra con la crema in bocca dopo un tuo arrivo… è il sangue della mia bocca che si fa parola scritta. L’opera non è che un amplesso di dimensioni gigantesche dove le sfumature degli umori dalle lacrime alla gioia si placano con le mie sole mani in preghiera adiacente ad un sussulto di dignità per ciò che compie il mio amore… lo svolgimento della risposta nella pergamena in in lavorio soavemente stretto fra cartine e filo nel libro che ti pronuncia senza nome ma che per sempre e sempre ti chiama!

La muta#

Sugli spartiti del cuore
La tua musica
È il silenzio del bacio
Fra i gemiti di un armonico amplesso
Che mi cava sussurri sensuali
Dall’alto della mia prima bocca
Al basso della mia seconda bocca
Con cui mangio la seconda lingua
Che mi narra di terzi occhi dell’universo
Sulla quarta corda che fugge nell’aria tersa
A toccare tutti i miei tasti
Ed i miei posti
In prima fila
Sul sipario
Concertando l’amore nostro

La muta per amore XI

Sugli spartiti del cuore
La tua musica
È il silenzio del bacio
Fra i gemiti di un armonico amplesso
Che mi cava sussurri sensuali
Dall’alto della mia prima bocca
Al basso della mia seconda bocca
Con cui mangio la seconda lingua
Che mi narra di terzi occhi dell’universo
Sulla quarta corda che fugge nell’aria tersa
A toccare tutti i miei tasti
Ed i miei posti
In prima fila
Sul sipario
Concertando l’amore nostro

La muta per amore X

Come ti chiamo
Voce di suono
Musica
Tamburo d’ossa
Che sei scheletro dei miei mondi
Spina dorsale
Su due piedi di metrica poetica
Per parlare
eco e rieco
Noi sempre
Declinati in tutti i tempi
E modi
Senza punto di domanda?

L’amore ti parla una volta sola
L’amore ti parla una volta
L’amore ti parla
___

L’amore

La muta per amore Xxx

Io sono colei che puoi doppiare senza battute perché nessuna
Voce sarà mai più forte di un sospiro
E tu che mi leggi il labiale coi baci che non ti ho
Dato ora dammi indietro il vento per riempire tutti i miei anni
Il colore dall’alba al tramonto
E la notte che non c’è
L’umida pioggia di Ermione che sono le
Voglie distese
L’umore e il buonumore
Il rumore dell’ancia del fluato
Sull’unica lingua
Possibile

La legge del buio by Bob Quadrelli ft Francesca Canobbio

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Video del Maestro e premio Tenco Bob Quadrelli estratto dal mio nuovo libro “La legge del buio” in uscita a gennaio per le edizioni Oèdipus

66

​L’ora scocca sempre fra gli anticipi ed i ritardi che snocciala il tuo calendario alla mia meridiana genuflessa all’ultimo piano illuminato dai tuoi occhi solari sfuggiti alle orbite dei miei satellitari compassi o quanto rimane di vivo ad ogni mio congedo quando perdo la figura insieme alla tua e così resto disfatta come il letto del fiume sino ad ogni nostra foce quando ciò che mi scuote non è che l’oceano mare della tua parola adamitica nel più vivo dei peccati di banchettare a verbi di esperanto che mi incatenano oltre il solipsismo dei miei dialoghi interiori là dove tu oltrepassi il mio confine oltremodo cinto dall’abbraccio di ciò che tu sai quanto io sia nella trincea valicata dal mio amore che nel tuo azzardo si fa nome di creatura che ancora vive  caleidoscopiche fughe musicali e adora il tuo verbo che nel segreto gioco fra la mia domanda muliebre in movimento e la tua risposta che serve il numero esatto delle nostre conoscenze mi fanno sapere il plurale di me stessa ché è di nuovo noi essere mondo unico eppure a noi molteplice

55

​Riposo sui millimetri di spazio che mi concedi quando non sei ancora qui presente ad agguantare con agguati la mia anima che ti restituisce la mia altezza sulle tue torri di controllo imbastite a terra di caccia dai sarti della sera che ti veste di terreni conquistati e ti regala una cravatta per soffocare la gola nel nodo del sentimento di ora che ancora hai la mia aria nelle vene e prima che giunga il bisogno assurdo l’astinenza dei nostri effluvi che si scambiano segnali sulla rotta delle comete che regalano un natale e poi ancora la nostra pasqua fra lenzuola di nuvole e piogge acide di mondo dalle quali epurarsi trovando riparo nei giacigli profumati dai nostri pori e dalle nostre carni che coincidono con il ritmo delle bellissime fiere in contrasti ed in ritorni di questa pace tanto agognata questo nostro vivere solo nella complessità del contatto fra le marce dei militi che chiedono riposo e a seconda del loro grado e tempo scorgono da sentinelle l’arco di sguardo dove rifugiare e dove posare gli occhi in altri occhi che li contemplino e dei quali essere pupilla

44

​Indovinami sempre la figura amore mio dammi con i gesti la giusta scusa alla mia maschera che solo a te è chiara quando mi innalzo sull’onda del nostro oceano infuso a vicenda mentre ci scambiamo da bere le tazzine dei respiri che si consumano nell’elisir che ci prepariamo a vicenda là dove il mare è camomilla e si può galleggiare mescolando zucchero con il veleno dei giorni intarsiando nelle vene ogni parola del mondo e del nostro sangue fare banchetto ad ogni tramonto come un cristo che si dona sull’ altare nascosto nelle cripte dove portiamo il nostro sacrificio in offerta al mondo così che possa vesperando il pensiero innalzarsi ad un nuovo giubilo di amore che con il cuori stretti fra la pietà per ogni altro cuore fra spade di cemento armato che si innalzano sulla capitale assediata dagli umori del mondo per tutti i giorni fino all’ultimo che mi dedicherà un cielo su cui tingere un tempo della mia esistenza che piove e spiove sul cobalto ardito ed aspirato mentre cresce e si espande la nostra anima che un giorno non potrà che lasciare il corpo per tornare nel nucleo essenziale il giorno che andremo a cercarci oltre il rapimento ed il desiderio della materia quando faremo l’amore nella totalità al di là delle passioni così emancipati da ogni nostro vizio di vivere

33

​Quando mi stacco da terra lo faccio con l’accordo dei colori dell’arcobaleno in una ascesi che può culminare nel momento caldo di rossarancio che scenderà inevitabilmente le sue ciglia gialle nel verde lasciapassare per un blu freddo che ghiaccia il tempo delle piogge nel panorama dei tropici sui quali scendo illuminata dall’ultimo dei soli della ultima delle galassie in una galleria dove esposti i sigilli ai quadri dell’esistere possa io essere testimone del furto di essi per aprire anche ai più scomodi le dimensioni più eccelse di qualsivoglia prospettiva inusitata di anima mundi che vibra fra le pieghe di un vortice che profondo si elica e poi si chiocciola nelle venature che suonano la musica nella conchiglia del maremoto umano che di una unica epoca tutte emoziona il big bang ed il grande caos primigenio battito che ultimo piano rincorre con il fiato sospeso il pericolo di dare vita alla vita e ciò nonostante soffiare viva l’esistenza staccando l’anima su una pista da ogni altra anima in tempi precisi per intersecare il pensiero nel cuore del proprio essere che da un seme una coppia una scala un colore un’altra partita