Mi concerti di Muse spasimanti alla fine mensa di questa idea che per te si compie come lingua straniera che non conosce il dolore della terra ma celeste si chiama muta a gioire dello spettacolo dell’universo che la ospita in incandescenze di candele soffiate sui desideri più profondi e vivi su una torta di genetliaco solenne e ancora puro al tuo desiderio che mi placa il colore delle stanze a soffitti affrescati dai putti accesi e archi e selva di bacchi al banchetto di un museo della memoria di vita aggrazziata e salva nel tuo consiglio di salute e brindisi di verbo in qualunque momento della mia vita con erbe aromatiche a chiudere botti esplosi e botti esplose alla canna da pesca di un Cristo risorto che non ci giudica