​Quando mi stacco da terra lo faccio con l’accordo dei colori dell’arcobaleno in una ascesi che può culminare nel momento caldo di rossarancio che scenderà inevitabilmente le sue ciglia gialle nel verde lasciapassare per un blu freddo che ghiaccia il tempo delle piogge nel panorama dei tropici sui quali scendo illuminata dall’ultimo dei soli della ultima delle galassie in una galleria dove esposti i sigilli ai quadri dell’esistere possa io essere testimone del furto di essi per aprire anche ai più scomodi le dimensioni più eccelse di qualsivoglia prospettiva inusitata di anima mundi che vibra fra le pieghe di un vortice che profondo si elica e poi si chiocciola nelle venature che suonano la musica nella conchiglia del maremoto umano che di una unica epoca tutte emoziona il big bang ed il grande caos primigenio battito che ultimo piano rincorre con il fiato sospeso il pericolo di dare vita alla vita e ciò nonostante soffiare viva l’esistenza staccando l’anima su una pista da ogni altra anima in tempi precisi per intersecare il pensiero nel cuore del proprio essere che da un seme una coppia una scala un colore un’altra partita