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quando andirivieni di mosse si stagliano confinanti alia penobra più molle la polena tira dritta a marcia celere sul mare autunno plumbeo di corpi eclissati nella fiumara più vicina al cuore con il suo schiudere al buio una porta rotonda che è femmina e se femmina femmina dove restare e nel buio di un attimo giglio sforare i diametri delle mura del regista con un lampo nel buio che ne sfora gli occhi inzingariti dal desiderio di un tocco al tuo corpo buio che nel fiume di posate si scambiano umori e sapori di latte e sangue con la stessa gola di sete d’alcool che ti passa nel flusso di un floreale omaggio della parola che ti porta sulle pagine fiamme di falene in braci di palissandro e come se piovesse solo un istante fra le goccie del piovisco si snaturano i contorni per la scena circostante come se tutto scorresse per essere l’arke di un attimo d’amore e di nuova vita che si respira nell’aria con la luce dei corpi assonanti che respandono al corpo sensuale la dinamica della calamita che si attrae per legge fisica e ti vuole sapere suo con la morsa di un cane da presa che si torce a combattere il mondo per la vita e se il mondo è la vita che vita è se non buio il colore se non buio la luce se non buoi la vita.
ma ancora dreve arrivare la sorte di comprendere dove arrivare e se arrivare per una strada che lecita è sempre a chi non ha stato che prende lo stato e lo riporta in stato. come malmenato dal proprio nome ed essere perché io vorrei il tuo sguardo sulla mia posizione più vera e intima dalla nostra storia per vedere quanto è andato avanti il crono
col suo tempio da soggiorni in clinica e relax totale per la vittima della seconda scena solipsisticamente sovrapponibile nel nastro del grande fratello della zia che mastica la ruggine della sua mitologia che porta la spilla sul cuore con stile sui capelli lunghi biondi sempre accesi di ghirlanda alla giostra delle luci della notte che le aprono un letto dove c’è sempre posto per te Luce