Carichiamo il cielo del nostro fiato ed io spero che scoppi in fretta con la nostra malattia terrena questo oltre che non mi concede perturbazioni all’infuori di esso come me mai statico con il tempo di novembre che sembrano tutti poi novembre sulle scale i raggi del sole a dileguata traiettoria fra me e lo sparo della finta luce ormai finita nei neon a farsi bolla di scienza incanalata fra le mille dita dei fili di rame che coprono l’osceno buio eterico e si propagano fra le nostre case che sanno le doppie lingue del dormire e sognare l’altrove fra un attivissimo dormiveglia di attività domestiche mai troppo finiremo di spezzarci la schiena con i vocaboli esterni sotto questo cielo assurdamente in opposizione con la natura umana squisitamente delicata che cerchiamo di riprodurre sotto i tetti durante le pause fra le alluvioni che spremono i nostri fiati inalati dall’altissimo che preciso punisce la bestemmia umana fra una falsa virgola di osceno distacco fra noi e la nostra vita fra il punto di dolore in cui il cielo tutto cede e ci coprono le lacrime scappate agli ombrelli di uno sguardo propiziatorio a qualche nuvola antropomorfa e noi vediamo solo i nostri riflessi nella sfera che ci supera e non abbiamo bisogno e non avremmo bisogno di creare queste inutili rappresentazioni di noi stessi in una architettura che ci comprende senza mai veramente comprenderci se non quando il lampo della morte ci porta via a sollevare il cerchio ed il suo diabolico coperchio d’acqua fino alla secca dei corpi fino alla risacca che sponda in un buio d’altra fattura che finalmente il cielo scoppia e noi siamo terra nella terra ma cielo ci tocca di striscio e potremmo finalmente sputare nella bocca delle nuvole tutto il piscio della terra e il rovescio del meteo fasullo di una app che continuo a seguire finché c’è segnale e segnata dal tempo mi verso in quest’onda in questo flusso bramoso di coperture che mi vestano le parti nude di questo monologo fra me e la parte che continuo a recitare per sollevarmi dal perenne temporale che flagella ineluttabile la grandine scomparsa delle mie lacrime passive

marinamarina di sestri ponente dai miei occhi