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MILANO.AGOSTO 1943 
Invano cerchi tra la polvere, 
povera mano,la citta è morta. 
è morta:s’è udito l’ultimo rombo 
sul cuore del Naviglio.E l’usignolo 
è caduto dall’antenna,alta sul convento, 
dove cantava prima del tramonto. 
Non scavate pozzi nei cortili: 
i vivi non hanno piu sete. 
Non toccate i morti,così rossi,così gonfi: 
lasciateli nella terra delle loro case: 
la citta è morta,è morta. 

ALLE FRONDE DEI SALICI 
E come potevamo noi cantare 
con il piede straniero sopra il cuore, 
fra i morti abbandonati nelle piazze 
sull’erba dura di ghiaccio,al lamento 
d’agnello dei fanciulli,all’urlo nero 
della madre che andava incontro al figlio 
crocifisso sul palo del telegrafo? 
Alle fronde dei salici,per voto, 
anche le nostre cetre erano appese, 
oscillavano lievi al triste vento. 

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