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In un volo sincopato dalle nuvole
ove l’occhio racchiude il recinto incalpestabile
trottolerò leggerezza dalle ali degli uccelli
nelle danze di soffitti ricolmi di cose
di case di pensieri a lume di sole
e notti di lune cangianti dense come marmi
cesellando la ragione che mi porti ancora
avanti e sopra i cieli sarà il mio nome
dove la piuma si stacca riattaccherò la mia parola
veste di psiche che fluttua sulla vita
se mi manca il verbo non è che un peccato
a cui chiedo un perdono fedele come un cristo
l’ultimo al quale abbiano steso un cielo in terra
mille e mille rondini di ordini eterici
battono le ali per avversare la terra
batte il mio cuore per attraversare la mia altezza
nella misura in cui mi sento sollevata
per ogni mio gesto teso all’apice
nella vertigine di ogni caduta
che siamo

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