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Trovammo, giù oltre le vecchie scale della fonte, un giovane tenente morto da due giorni, con il torace sconvolto dalla mina;

lo squarcio aveva avuto ragione del costato; cuore e polmoni più non si conoscevano sovrani di se stessi;

l’occhio, spalancato oltre l’umile fissità, era lo zimbello delle mosche pazze di vita.

Qualcuno venne – tirò su quei resti e li avvolse in un lenzuolo d’incerato.

Vedendo la compagine sparire, ci sentimmo più poveri e della povertà sicari.

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