inni in vani

Quando, nel tempo che è anche intuizione di, e per ciascuno (lo si può riconoscere, e con-sta-tare nel senno di uno spazio presente), ciò che sapeva(aveva il sapore, amaro e tremolante, nonché nervoso e quel tantino tracotante) di rivincita o addirittura rivendicazione (di chi, di cosa? Di sé, di qualcosa come chi o cosa?), o forma del dover affermare ciò che si è, oltre che chi, semplicemente – quando questo passaggio (e, aggiungendo la e che consona, si fa paesaggio, presente e anche mutuabile del resto) si fa naturale, quasi fosse l’aria per il susseguente respiro (dare per scontato non è legge per nessun destino al mondo), a non imbarazzare niente e nessuno, neanche loro, i “destinatari” – se (tu) non vivi più nell’(e, dell’)imbarazzo di essere chi sei e di non doverlo poi spiegare, forse neppure più a te, nel creare un dispiegare di ricerca e verità, semplice…

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