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Il mio primo commento al lavoro di Giampaolo è una sua stessa poesia :-)

Oggi ho visto un
ciclamino ritto
nel suo vaso.
Dopo il negozio
era chiuso.
Domani te lo
presento

(pag 55)

da “E’ ARRIVATA LA LUCE A ANNERIRE UNA PAROLA”

La lunga corte di
un giorno

e, infine

è arrivata la luce
a annerire una parola

io mero fatto blu

e nonostante il fisico
scomparire dell’edera

tu ritornavi a casa

è finalmente il tempo
di ripartire in due, l’unico

albero del passaggio, tutto quel bianco paesaggio

albero del passaggio

e basterebbe una parola – paese
uno scambio di luce o lo scarto di esse

o tratti di grigio appena prima del nero, tratteggi di mezzo
respiro

dopo
la stessa
aria, statua, calma, sincera

Treno
ufficiale dei
denti. Quanti
saluti al giorno,
meno discorsi
che resto. E
resti. La macchia
al pavimento è
la via di mezzo-
non esagerare in
baldoria agitata
tristezza -giorno. La
luna i santi tre e
le nuvole fanno
lo sguardo di
fronte al
pomeriggio.
Vorrei solo
bagliori di cielo e
una cassa che
risuoni di nuovo.
La lunga corte di
un giorno

Così, scatta aria
ogni altro
elemento. Conta
distrarsi, basta
contare. Utile
come un vecchio
ascolto, chiude
gli occhi, di
ritorno. Non c’è
pagina giusta, né
la seguente.
Forse andando
con mano
sinistra e dita in
avanti
sfogliando
all’universo

(pagg. 48,49,50)

“La foglia è due metà” è il libro di un uomo, Giampaolo De Pietro,  che non è solo (il) dorso (l’esterno) , ma palmo gonfio a raccogliere sé stesso, il profondo, nella parola ( l’eterno),  foglia che non si copre occasionalmente rugiadosa al mattino per fenomeno di puro atto esistenziale connesso al vivere comune e labile come temporanea immersione nella brina passeggera, ma mano a conchetta per la pioggia alla sete e alla passione dell’ “essere vivi”  “presenti”, a sé, agli altri, alla pagina, alla parola (che viene) scritta e data; all’ascolto continuo dell’onda sprigionata sinuosamente da mari, radio, voci, terra, cieli, cuori. E’ tentativo di metamorfosi per superare la metamorfosi dell’anima e del mondo interno/esterno, che viene mutato in vegetazione continua per radicare la propria essenza al mondo, come la foglia, che è spunto e spunta, e al suo gambo, al suo ramo, alla sua radice.
Giampaolo si dichiara “due metà”, e ci mostra l’esistere degli aspetti celati e rivelati dal vento che spira naturale rivelatore del verbo scriversi di un poeta che, gentile, scopre le vene, anche dolenti, della foglia senza mai reciderle, ma facendo del suo lavoro un inno all’ esistenza, che supera il contrasto con la pura gioia della genuinità del mondo evocato da una natura, anch’essa esterna/interna, la quale è qui e rimane immanentemente in un respiro continuo e superiore che non può che trasportare verso un topos che è luogo di raccoglimenti scoperti, o all’aria aperta, o in aperte arie di versi brevi che si respirano con il fiato che procede lungo e largo per paura dell’arresto di quel battito inciso nelle parole che danno nervo alla foglia, la cui specificità di essere duplice include il doppio servigio che offre al lettore nello scambio simbolico di sensi e duplicità alle volte riportate dall’autore, che ne fa un movimento di gioco, ma sincero col suo lettore, perché non ambiguo, ma come dichiarato, pur sempre svolto nella piena bontà di spirito del mondo naturale della natura, sottilmente e verde di speranza come la sua foglia che, da una parte, lo veste e, dall’altra parte cinge quel bocciolo che è essenza liberamente e puramente offerta in dono alla scrittura.

Francesca Canobbio
copertina la foglia è due metà bassa-01

buonesiepi@gmail.com

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