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Atlante altalena non reggeva più la sua testa nei raggi  fra i paraggi dei camposanti neanche poi era la croce ma ai venti:
“Mi hanno tutto soffiato, suono di vetro, suono per coprire l’urlo,
le schegge impazzite
del moto di mota,
suono nudo la foglia d’ Adamo 
come un uccello…
Suona, Madonna Eva
il serpente che m’avvelena!
Succhiami pene.
Dammi la morte immortale dei cosmi,
mio Zeus, è pieno di stelle!!
Spegniti Luce
coda di serpe e di cometa,
lascia la scia,
lascia lo sciame
Regina!
Un mazzo per te sola,
fiori di culla
fuori di cella.
Nessuna Dea
è un’operaia,
te lo ricordi Charlot, te lo ricordi?
Ma un’Opera d’Arte,
la tua cera
fresca di primavera,
la fiamma che perpetua scioglie
ogni catena,
che ti scatena
quando ti fai calda
nel montaggio
e poi urli,
muta,
gli anni dei venti.”

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