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Ti ho visto inginocchiato.

Nell’Attimo.

Cadere sotto il peso

del moto perpetuo

dell’essere.

Teso sul filo eterno del verbo

tra paradiso e inferno

tessere la sorte di una morte

che era vita!

Snoda la coda la serpe.

Che non l’oda

chi avverte che froda

la stirpe celeste

priva di veste e di veli.

Che di cieli

abbiamo desideri

nell’incenso dei misteri.

E nel fondo dei suoli

di voli ai vertici

che aprano i portici

a un nuovo Eden

in apici di luci.

Di angelitudini

a carezzare visi

disillusi di martiri

nei vasi sigillati

di idoli eretici

allontanati.