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 I SIMBOLI simboli massonici

I simboli sono sempre stati una  mia grande  passione.

Ecco un estratto di una  mia vecchia ricerca a riguardo che  potrebbe forse rappresentare un punto di partenza per una riflessione personale interessante.

 

 

 

“Il simbolismo artistico è un orientamento che accompagna le trasformazioni del periodo tardo ottocentesco, nel periodo in cui , venuti meno i fondamenti del naturalismo, si passa da un idea di realtà fenomenica e superficiale, a un concetto del reale più complesso, ambiguo e difficilmente decifrabile. Viene meno anche, di conseguenza, la fiducia che le parole e le immagini possano cogliere, quasi riprodurre fotograficamente la concreta determinazione, l’oggettività delle cose.

Ma questa inadeguatezza, se rappresenta un limite, può costituire anche un privilegio, quando parole e immagini vengano avvertite nella loro capacità di alludere ad una realtà più misteriosa e più profonda, simbolica appunto, che si nasconde dietro l’apparenza delle cose e della logica comune che ne regola i rapporti.

 

 

 

Si ricordi comunque che il simbolismo non è una novità assoluta, ma che riguarda anche le età precedenti. In tale ambito rientra ad esempio il procedimento allegorico, diffuso nell’arte medievale, anche se i simboli di cui ci si vale risultano facilmente traducibili sul piano concettuale.

Solo nell’età moderna, grossomodo con l’affermarsi della sensibilità romantica, il simbolismo comincia a privilegiare gli aspetti più indeterminati e indefiniti, ad esempio, per quanto riguarda il rapporto fra il soggetto e gli elementi naturali, è difficile ridurre interamente ad una spiegazione o ad una giustificazione logica.

Questa distinzione fra allegoria e simbolo è stata colta acutamente da Goethe in alcune sue riflessioni:

“ L’allegoria trasforma il fenomeno in un concetto e il concetto in un immagine, ma in modo che il concetto nell’immagine sia da considerare sempre circoscritto e completo nell’immagine, e debba essere dato ad esprimersi attraverso di essa. Il simbolismo trasforma il fenomeno in un’ idea, l’idea in un immagine, in tal modo che l’idea nell’immagine rimanga sempre infinitamente efficace e inaccessibile e, anche se pronunciata in tutte le lingue, resti tuttavia inesprimibile.”

Vero simbolismo è quello in cui  l’elemento particolare rappresenta quello più generale, non come sogno o ombra, ma come rivelazione viva e istantanea dell’imperscrutabile.

 

 

 

Tuttavia, nonostante le precise prese di posizione, non è possibile circoscrivere e definire un movimento simbolista, ne potrebbe essere diversamente se solo si pensa alle valenze impalpabili e sfumate che può assumere il concetto di simbolo.

Agli occhi di ogni uomo il mondo è un arazzo di simboli, lettere di un alfabeto che parlano direttamente al proprio inconscio.

Il simbolo esiste di per sé, ma in conformità delle leggi della natura: esso non è razionale, ne irrazionale, possiede un lato che si concilia con la ragione e un lato inaccessibile ad essa.

E’ reale e irreale al tempo stesso, altrimenti si ridurrebbe ad un fenomeno o a vuota immaginazione: mentre con la sua ambivalenza crea un legame naturale fra significante e significato.

Un simbolo racchiude in una semplice espressione ciò che i segni indicano: esso non spiega, altrimenti diventerebbe un segno, un indicatore, ma focalizza.

Nella sua essenza esso si riferisce non soltanto alla terra, ma al macrocosmo e al microcosmo.

E’ la soglia fra i più ampi e minuti processi strutturali.

Si potrebbe affermare quindi che il simbolo rappresenti quel momento nel quale l’inconscio e il conscio riescono finalmente a comprendersi

Scrive Jung, padre della psicologia analitica, nel suo saggio “ Il problema dell’inconscio nella psicologia moderna”: “ Il simbolo resta di continuo un soggetto di studio per la nostra riflessione e il nostro sentimento. E’ senza dubbio per questo che l’opera simbolica stimola maggiormente, perché essa penetra più profondamente in noi, e ci procura raramente un piacere estetico che sia del tutto puro. Il suo linguaggio ci lascia supporre tutto un mondo di idee, ci dice: “ Le mie parole dicono in realtà più di quanto sembri”.

Jung definisce con il termine di “Complesso Autonomo”  il processo della formazione creatrice insita nell’animo dell’uomo, il quale, come anima parziale dissociata, ha una vita psichica indipendente al di fuori delle gerarchie della coscienza. Esso appare o come turbamento del processo cosciente guidato dalla volonta’ ( nel caso degli artisti introvertiti) o come un’istanza di carattere superiore che può sottoporre l’Io al suo servizio ( artisti extrovertiti).

Nel primo caso si avrà una produzione intenzionale di arte.

Nel secondo caso ci troveremo di fronte ad un fenomeno che sorge dalla natura incosciente, ovvero senza l’intervento dell’umana coscienza;  tale fenomeno darà adito ad un’opera recante immagini e forme strane, idee afferrabili solo intuitivamente, un linguaggio gravido di significati, le cui espressioni avrebbero valore di veri simboli, poiché esse esprimono nel modo migliore cose ancora sconosciute e sono come ponti gettati verso una riva invisibile.

Quando l’ origine di tali immagini è da cercarsi nel subcosciente personale dell’autore, l’opera d’arte prodotta non sarà simbolica, ma sintomatica, quindi torbida.

Nel caso in cui le immagini pongano invece la propria origine in quella sfera della mitologia incosciente le cui immagini primordiali sono proprietà comune dell’umanità, l’inconscio collettivo, avremo a che fare con una vera e propria opera d’arte simbolica, ovvero un’opera portatrice di archetipi, figure che si ripetono nel corso della storia, quali risultanti di innumerevoli esperienze tipiche di tutte le generazioni passate, opere raffiguranti situazioni tipiche di fronte alle quali si percepisce un improvviso sentimento di liberazione.

Queste sono, per Jung, le opere d’arte vera e propria ovvero opere che mettono in luce quanto è più necessario per l’atmosfera spirituale di ogni epoca, facendo sorgere le forme che più le difettano, traducendole nel linguaggio corrente.

 

 

 

Eccetera eccetera…

 

 

 

Un ultima citazione:

 

 

 

“ L’uomo che comprende un simbolo non soltanto apre se stesso al mondo oggettivo, ma allo stesso tempo riesce  ad emergere dalla sua situazione personale e raggiungere una comprensione universale…Grazie al simbolo l’esperienza individuale è risvegliata e trasmutata in atto spirituale.”

Miricea Eliad

                                                                                                                       Rosadstrada