Del fuoco fatuo
che mi segue in figura
come un jolly che accosta
ogni ventura
io porto la targa mia
del mio territorio
nel passo
della fiamma fresca
di un flash
alla carta che si pesca
che è mappa sul mio mare
di vecchie spade
fra cavalieri
di fumo
inalati
come la nebbia alla bocca
dove un porto
fugge dietro
la parola
che ancora
e la terra
si passa
che è fretta
e pace
insieme
d’insieme
seme
e
neanche il fango
su quel prato
che è un letto
coperto
fiore
che non ti
chiamo
mazzo
_
Il cobalto è soltanto l’inizio. Mi eserciterò su ogni capriccio di sfumatura possibile, sino alla fine del nero che inchioda una luna come un pulsante premuto per sbaglio in un quarto argento secondo su un podio di cielo che suona l’inno apolide con mano sul cuore del donatore e l’organo pizzicherà sui tasti una marcia funebre in ricordo delle sue canne

ma quante note di diapason sei?
:-)
Pensa se l’avessero cremato e l’avessero dato in fumo ai suoi fan (ma si sarebbe dovuto moltiplicare come i lenci dei santi che smerciano ad infinitum).
belle note qui
in senso lato…
m.
mi piace quel fuoco fatuo, buon incipit che ben dirige…] e anche il lessico che convince, di preziosità e slanci
nella tua breve ouverture qui di getto.
v.