“ASFALTOROSA”, casa editrice L’arcolaio

In primo piano

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Per ordinare il mio libro di prossima uscita scrivete a info@editricelarcolaio.it

L'arcolaio

gianniprianoimmagine di copertina di Gianni Priano

Opaco (al Capo giro)

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Risalire i
tratti
e i
tratteggi
di questa
vi(t)a
sino al
punto.

Di fuga.
solipsistica
mossa
zebrata
fra il bianco
e il nero
di un
piccolo
passaggio
rubato

nel tuo
segreto
nelle tue
segrete
intimate
dall’Alto

Al fermo
immagine

immaginare

immaginato
sino
all’ultimo

titolo
di coda
dalla testa
ai piedi

ri
verso

la posa degli anni

al basso
in rilievo
sollevato

in sorto
inn’alzato
dal futuro
al passato.

Capitolare.

Al capitombolo
al capo-
linea

(ment(r)e scendo)

Capo
volto
.verso

saldo
salto
ometto

svengo

tendo
pendo

giungendo
man
mano
man

al
Capo
giro

copertina (1)

Scappo

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Percome
nel blocco degli astri
tu fosti nell’orbita cieca
stella nell’occhio di blue
che orbo
torba tempesta di tratti
discendesti il colore
della mano
segnata
sino al più cupo
dei neri
al taglio del mazzo
come linfa sgorgò
nel fiore degli anni
come linfa che disfa
allo strappo
dalla terra fremente
di sterpi fra i sassi
rotolante
allo sfratto
e derive
di suoli sconnessi
e giunchi
e rupi
e ghiaccio
a laccio
per fermare il fiotto
del sangue
che scorre
lento
e lento ancora
si àncora
e si disfa
ad estuario
per quel corpo
che si tiene
e appena
si tiene
a pena
di vita
per le vite
che ti ebbero
a grembo
di mano
che manca
di dita
ormai
resta
un pugno
sepolto
dalle mosche
imbandito
il fantasma dell’arto
e dell’arte
il fantasma
che ti scrive
con l’indice
all’indice
che ti rivolta
le pagine
fra le pieghe
e le piaghe
leccate
neanche
da un cane
fedele
e non ci sono
santi
per tutti i giorni
maledetti
che manderesti
a benedire
da qui
quel grande eremita
di dio
nella valanga
che frusta
ogni buon uomo
ogni buon uomo
cattivo
nella sua cattività
nella gabbia
vuota
della sua vita
nella gabbia
vuota
della mia
vita.
Così
io
scappo.

Korniss Péter: Sietve, 1973 (via Várfok Galeria)

Su Nazione Indiana – I poeti appartati – Claudia Ruggeri di Francesco Forlani

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Nazione Indiana
cr

qui:  
http://www.nazioneindiana.com/2013/06/07/i-poeti-appartati-claudia-ruggeri/

Astrosofia

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Cara
Stella Gemella.

I filosofi scrivono l’universo
insieme agli astronomi

ma ogni stella
è separata dallo spazio
del vuoto.

Il Big Bang
é il primo battito
del grande
cuore
Tutto

destinato
a strepitare
di cocci

frantumi
caotici
dell’unico
corpo
stellare
che fummo

La stella che con te implode
è il tuo amore
per di luce
il collasso
di un nero
buco
nel vuoto
di ciò che scompare
nel tuo tempo

ch’attira
ogni vicino
posto
corpo
era
che t’appartiene
ovunque essa sia
nello spazio

Se noi tutti fossimo
buchi neri
per contrasto
ci spegneremo
unendoci unisoni
al Topos del Terre Tutte.

Ma.
Stella Gemella

noi siamo in universi paralleli
e imploderemo sempre
alla distanza di miliardi di corpi
nella luce di anni distanti

uguali per età
nello spazio
degli spazi
delle nostre
vite

attraendoci
fino a fonderci
insieme

anche
se satelliti
e meteore
e sistemi solari
planetari
ci toccheranno

prima che noi
ci possiamo
unire
in fine

prima che
l’unico corpo celeste
nell’unica rosa

fisica

spoglia

si compenetri
in Tutto
da un buco nero
dato alla luce
figlio
di una stella
che figlierà
la tua
unica
Stella

Madre
e Figlia

mentre
Tu
leggi
di energia
mentre
Tutto
è legge
di energia

nel passato
nel presente
nel futuro

Stelle
Gemelle
siamo

con
o
senza
gravità.

Cara
Stella Gemella.

I filosofi scrivono l’universo
insieme agli astronomi
e questa poesia è così
fisica apposta
ed io non posso non parlarti
della vera
attrazione
dei nostri
corpi

questà
è la
gravità.

"Canto senza voce" inediti di Claudia Ruggeri in anteprima nazionale a Napoli il 19 giugno 2013

Ribloggato da Epitaffi:

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«Un giorno riuscii a capire il segreto della musica, ed io e Bach in quella violenza di note eravamo alieni alle sfere di vita iniziate a crollare, e veniva fuori in coatto spontaneo il monito che sorreggeva me e il mondo, il cui baricentro era quasi al limite della zona d’appoggio, nella zona di silenzio. Poi l’armistizio  col connettere iniziò. E il nulla avanzò nella rena separata da cicli di pietra laccata in oro, profumata di incenso e mirra.

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D-io * per il profilo di giadep

emaciatorr :

une hundred days after the childhood
(1974)

Si fa una commistione molto forte
del cielo e della terra
come quando fuori piove
come il mondo sulle carte.

Che sia verbo mappamondo
in continua espansione
universo all’infinito
per massa

fine
per unità.

Dio
sono Io
nell’Aldilà.

dedicato a  Giampaolo De Pietro

http://profilodiuncappello.wordpress.com

Festa di Primavera di Erli – Borgo Bassi

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il 24 – 25 – 26 maggio 2013 al villaggio freak di Borgo Bassi (SV) torna la festa di Primavera all’insegna del RICOMINCIARE insieme, con un nuovo forno, in una nuova terra, una nuova festa!

RIFLETTO

Reading poetico del 25 maggio, ore 16 trattabili, con Dama CHIARA DAINO il collettivo INCONTROVERSO, MIRKO SERVETTI, FRANCESCO VICO, PAOLO VIGNOLA, CLARA VAJTHO’, CARLO MOLINARO, CESARE ODDERA, FRANCESCA CANOBBIO, ANDREA BURLANDO, MARINO RAMINGO GIUSTI e molti altri ancora. Il nostro palco è libero per tradizione e anarchico per vocazione, per cui tutti coloro che vogliono proporci qualcosa saranno più che benvenuti.

erliLe edizioni 2011 e 2012

Erli 2012: la lettura di poesie from Carlo Molinaro on Vimeo.

fornoVi è richiesto di portare generi di prima necessità.

Come un alito divento

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Corto soffio respirante
sul tuo corpo
come un alito divento
e mi stringo
con un nodo
in gola
che si scioglie
con la lingua
zitta
la parola
muta
nel silenzio
in-tatto
in-oltre
in-tanto
……
e poi
In-canto …
..
.

Flight

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“Dust or destiny : a sermon from science” (1949)

Quando lasciare quell’angolatura è potere di chi può sospendersi oltre il sospeso dai piedi di podi soffiati ai soffitti sinfonici e soffici in geometrie replicate dai suoni a spartiti in chiave di stormo che batte ogni tempo secondo minuto nell’ora in un a solo adesso compiuto

PASSING THROUGH (i colori)

Ribloggato da inni in vani:

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Quando, nel tempo che è anche intuizione di, e per ciascuno (lo si può riconoscere, e con-sta-tare nel senno di uno spazio presente), ciò che sapeva(aveva il sapore, amaro e tremolante, nonché nervoso e quel tantino tracotante) di rivincita o addirittura rivendicazione (di chi, di cosa? Di sé, di qualcosa come chi o cosa?), o forma del dover affermare ciò che si è, oltre che chi, semplicemente – quando questo passaggio (e, aggiungendo la e che consona, si fa paesaggio, presente e anche mutuabile del resto) si fa naturale, quasi fosse l’aria per il susseguente respiro (dare per scontato non è legge per nessun destino al mondo), a non imbarazzare niente e nessuno, neanche loro, i “destinatari” – se (tu) non vivi più nell’(e, dell’)imbarazzo di essere chi sei e di non doverlo poi spiegare, forse neppure più a te, nel creare un dispiegare di ricerca e verità, semplice e inevitabile ch’è, (in)realtà.

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Un bacio di poesia ( per lievito)

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immagini di 
http://illievito.blogspot.it/

Quanta rima
per un bacio di poesia?

la lingua
non basta
dove più v’è tatto
se nell’intimo
occhi
si affacciano negli occhi
nascosti sguardi nostri
che si seguono
alla pagina universo
dei corpi paralleli

e ti guardo fiorire
sul davanzale
della mia
meraviglia
statua
marmo che regge
l’immobile
mentre tutto muove dentro
e un attimo
si fissa
insieme ad un secondo
il primo figlio dipinto
il secondo figlio scritto
il primo foglio dipinto
il secondo foglio scritto

Dorinda Di Prossimo: E. Dita. Le mie.

Ribloggato da Compitu re vivi:

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Dorinda Di Prossimo, QUADERNO MILLIMETRATO, incerti editori 2012

Come ho già avuto occasione di dire, i libri usciti per questa piccola collana, curata con estrema cura, presentano una omogeneità stilistica davvero rara. È da aggiungere a questa koinè anche la poesia di Giampaolo De Pietro, uscita per altre edizioni  - qui De Pietro è impegnato in veste di curatore - .

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Prossimamente – “Canto senza voce” di Claudia Ruggeri a Genova, Expo’ – Rosa dei venti

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Proiezione del documentario su Claudia Ruggeri a cura di Elio Scarciclia, mia lettura di brani, il giorno venerdì 12 luglio, ore 17,30, all’Expo’ di Genova, Rosa dei venti, in occasione dell’uscita del nuovo libro di inediti “Canto senza voce” della poetessa Claudia Ruggeri ” ed. Terra d’ulivi , raccolta  curata da Esther Basile e Angela Schiavone. Il volume si può prenotare al seguente indirizzo elioscarciglia@libero.it. In omaggio l’accluso documentario “Claudia Ruggeri” di Elio Scarciglia. Nei prossimi giorni nuove informazioni su 
http://www.elioscarciglia.it/edizioni%20terra%20d’ulivi.htm
 e su questo blog 

cantorug
LA ROSA LA ROSA2

Rott’amare

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Sono una donna da rott’amare…
con un amore in rotta mare
porto un porto nel cuore
e d’ abisso bussa basso
il mio tuffo
in fondo
a marianne di passione
mentre cristi digitali
portano verbi nel nostro mondo in processione…

Ch’al tatto nulla pote di più profondo…

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Mieterò vento sottile
che sotto diversi rami
m’aggiusti i capelli in trame
uniche per il tuo viso.

Ciocca a ciocca salperai siderale
sulla rotta di una nuca dolce
e girandomi di schiena
ti aprirò la scena
alle mie più aguzze punte
sotto le carni dai piccoli seni
per offrirteli come semi
per l’estate del nostro orto
dove la vendemmia delle api
ci ricoprirà di spine
in una passione di sole e arance
al tuo gusto di maschio tenace
ch’è m’è agro nella bocca
sì dolce al parlarne
se le labbra si toccano
dove il nodo in gola è un bacio d’occhi
ch’ al tatto nulla pote
di più profondo…

Pandora

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Clemenza!
Sono il vaso
che
tra bocca
tutte le mie labbra
e saliva per ovunque
e dispetti di Pandora
io
che mi rompo
ancora
tu
che mi riempi
di storia
lingua straniera
senza fissa dimora

come
allora
che non sfiora
senza terra
ti amo sempre …

Al petto-le mine

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Raoul Ubac – Objets reliés, 1942

*
E le manine
fossili di memorie
a sollevar tempeste
fra le stagioni sempre basse
di cuori in ville decadute-
bianche, bianche
di paure escogitate
di panici insolubili
piovesse fuori, purchè dentro l’ago sia.
Parca nel gesto
a filare dritto per rovesciati porti
attraccano i veli e ieri è ieri
diman al dì dì festa
al petto
le mine

*

La Biblioteca di RebStein (XL)

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Ribloggato da La dimora del tempo sospeso:

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La Biblioteca di RebStein
XL. Marzo 2013

Francesco Marotta

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Francesco Marotta - Esilio di voce (2011)
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“Esilio di voce” di Francesco Marotta è l’ultimo dei libri cui il grande autore di poesia e magnate della cultura ha dato vita nel 2011. Il linguaggio di Marotta nel suo “Esilio di voce” incede “largo per strette vie”, corredandosi di un vocabolario naturale, arioso e spaziale, che però non cerca soluzione di adombrare il contenuto del messaggio a favore di una forma ricercata, la quale resta spoglia e dimessa, quale quella di un pellegrino in esilio, pur creando atmosfere altissime e profonde in un contesto dove ogni parola viene scelta in frase con tanta cura che, tranquillamente, si puo’ considerare l’opera di una struttura talmente “compatta”, ma allo stesso tempo “ariosa”, da poter procedere nel cammino della lettura come dentro ad una scatola cinese, permettendosi di “viaggiare nel viaggio” da poesia a poesia, essendo queste compenetranti. E’ un testo che si presenta diviso in tre sezioni , Imago, Speculum, Vulnus, le quali, però, più che creare una scissione fra i componimenti dell’intero testo, come spesso accade in altri casi e per altri autori, dispiegano semmai ulteriormente l’orizzonte marottiano del suo notturno “viaggio” sino all’esito di : “dissipare la memoria di uno specchio/ senza tradirsi al pensiero/ di ciò che rimane muto in quella fiamma/ in quella banda d’illusione/ da spremere in profili d’acqua/ orbite di scintille e due papaveri / ardenti per occhi e lasciare/ che sia questa la sera la lingua/ che s’intorbida come un respiro/ d’erba sul ciglio delle sabbie/ l’oscuro di una donna tra le braccia/ in un polverio di sguardi/ che recitano rosari di luce/ in faccia alla morte nel qui e ora/ che tace che si tace insieme”/ Credo che l’unico vero Esilio di voce per Marotta possibile sia quello cercato nelle pagine finali del libro, quel tacere che si tace insieme, a qualcuno, ad una donna, una amata, o forse è proprio la “morte” colei che tace, e le si tace insieme. Ma in fondo l’esito non si allontanerà poi molto nelle due soluzioni, se si considera il “tacere insieme” un pudore che trascende ogni gesto, nel quale la vita non è più muro, ma varco, con il complice, o con la morte che si fa spazio a chiudere ogni bocca… Per Marotta, lo specchio altri non è che la Mano, quella mano che si fa voce di mille: “ macerie in bilico e nello scollo della frana/ tutto il candore/ dei germogli agghiacciati/ in passaggi di stagioni/ materia di canto orfano dei silenzi del ramo/ teso come un arco/ aereo sulla superficie del pensiero/ tra le grate del ciglio semplice traccia/ levigata reliquia del vento/” E’ molto importante sviluppare un senso che ci permetta di scendere nella poesia di Francesco Marotta cogliendo il significato di quei “germogli agghiacciati”: sepolcri della memoria, che hanno da dirsi alla mente, e che non possono lasciarla inalterata in questa visione continua di riverberi congelati dell’essere, che si confronta con sé stesso ed ogni lapide di tempo incisa e ancora da incidere con la parola nello specchio scrittorio della mano : “ scrivi strappando chiarori di pronome/ dalla voce la luce malata/ che s’innerva al rantolo/ di un verbo scrivi con lo stilo/ di ruggine che inchioda l’ala/ nel migrare anche la morte/ che sul foglio appare dal margine/ di sillabe di neve s’arrende alla caccia/ al sacrificio necessario/ dell’ultima lettera superstite/” Il pensiero e la memoria in simulacri di specchi possono, per Marotta, essere non solo “germogli agghiacciati” da mirare con strazio, ma anche carichi di un potenziale apportatore di Futuro: “nessuna necessità/ nessuna figura a fare ombra/ a luci di radura alla pagina/ vuota che brama un disegno/ il bilancio di un tempo/ non ancora scaduto/ solo una lingua che aspira/ angoli di notte mentre il cielo/ sgrava coralli verbali/ orazioni dall’iride diaccia/ di stelle appassite di specchi/ increspati apparenti di vita/” Ecco che questo “Futuro possibile” entra in campo a smorzare i toni cupi del testo dell’”Esilio”, laddove lo scrittore si dà la possibilità di farsi “altro”, farsi nuovo, scrivere “altro” e “scrivere “nuovo”; perché “Esilio di voce è prepotentemente un libro sulla parola o sulla scrittura, oltre che sulla vita, nel quale ogni possibilità di vedere un verso “neonato” sulla pagina, sembra poter dare modo anche di poter creare la vita all’interno del mondo. Da questo, la grande importanza che viene attribuita all’organo della mano. Lo specchio della mano è per Marotta non appendice, ma centro vitale per lo scrittore, che la carica di un “peso grave per chi ha da portare il grave peso dello scrivere”: “come questa luce di specchio/ quando raccoglierla è già spreco/ di fulgidi rosa un chiedere al sonno/ gli spazi/ intagli per minimi azzurri/ l’abuso di crescere che sia privo del prima/ mutilata la mano da una lama/ d’inchiostro/ che trema sul foglio/” “….. tutto il credito di una piccola morte/ l’orizzonte che regge la scia/ di astri vanescenti e la tua mano/ che ne traghetta il lutto/ verso il largo/” “….. sfigura a brani il percorso dell’occhio/ più spesso il corpo di una parola/ porosa che esplode/ sanguinante nella mano/” Il congedo di ”Esilio di voce” si apre ad un verso carico valenza simbolica : “nel folto intuire la traccia/ di ciò che ci precede senza parole/ di ciò che si mostra senza lasciare/ traccia/ “ Anche in questi versi si presume di cogliere una epifania: uno “specchio della memoria” che ci precede, senza parole e si mostra senza lasciare traccia. O uno “specchio divino”? Congedo “in tutto quanto va a morte/ tra sostanze destinate oscure/ e nel folto intuire la traccia/ di ciò che ci precede senza parole/ di ciò che si mostra senza lasciare/ traccia/” “restituire l’immagine/ al vuoto che precede alla pronuncia/ perduta dove suono e colore/ si congiungono indifesi/ in ciò che arde senza pensiero/ nel bianco che annotta inconsapevole/ lungo il filo reclinato della luce/ solo l’ombra che resiste intatta/ al congedo dalla sua dimora/ conserva legame e distanza/ l’eco del sentiero inaugurato/ dal passo oscuro della lingua/” Francesca Canobbio

Su Nazione Indiana

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Nazione Indiana

Oggi sono ospite di Nazione Indiana

Ringrazio infinitamente Daniele Ventre :-)


qui:  http://www.nazioneindiana.com/2013/03/23/francesca-canobbio-poesie-inedite/

Nel cuore della roccia

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Ti dico

li ho visti…

Ero nel cuore della Roccia

e non avevo paura.

Gridavano i Sassi

e la Sabbia

mormorava di nascosto

escogitandosi tempesta.

Ti dico senza dire

che ti arrivi forte.

La paralisi dei Fiori

era la norma

e il segno delle croci.

Avemmo il Cerchio

e fu il silenzio.

Eri il cuore della Roccia

e non avevi paura

di avere paura.

La foglia è due metà – Giampaolo de Pietro

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Il mio primo commento al lavoro di Giampaolo è una sua stessa poesia :-)

Oggi ho visto un
ciclamino ritto
nel suo vaso.
Dopo il negozio
era chiuso.
Domani te lo
presento

(pag 55)

da “E’ ARRIVATA LA LUCE A ANNERIRE UNA PAROLA”

La lunga corte di
un giorno

e, infine

è arrivata la luce
a annerire una parola

io mero fatto blu

e nonostante il fisico
scomparire dell’edera

tu ritornavi a casa

è finalmente il tempo
di ripartire in due, l’unico
-

albero del passaggio, tutto quel bianco paesaggio

albero del passaggio

e basterebbe una parola – paese
uno scambio di luce o lo scarto di esse

o tratti di grigio appena prima del nero, tratteggi di mezzo
respiro

dopo
la stessa
aria, statua, calma, sincera

Treno
ufficiale dei
denti. Quanti
saluti al giorno,
meno discorsi
che resto. E
resti. La macchia
al pavimento è
la via di mezzo-
non esagerare in
baldoria agitata
tristezza -giorno. La
luna i santi tre e
le nuvole fanno
lo sguardo di
fronte al
pomeriggio.
Vorrei solo
bagliori di cielo e
una cassa che
risuoni di nuovo.
La lunga corte di
un giorno

Così, scatta aria
ogni altro
elemento. Conta
distrarsi, basta
contare. Utile
come un vecchio
ascolto, chiude
gli occhi, di
ritorno. Non c’è
pagina giusta, né
la seguente.
Forse andando
con mano
sinistra e dita in
avanti
sfogliando
all’universo

(pagg. 48,49,50)

“La foglia è due metà” è il libro di un uomo, Giampaolo De Pietro,  che non è solo (il) dorso (l’esterno) , ma palmo gonfio a raccogliere sé stesso, il profondo, nella parola ( l’eterno),  foglia che non si copre occasionalmente rugiadosa al mattino per fenomeno di puro atto esistenziale connesso al vivere comune e labile come temporanea immersione nella brina passeggera, ma mano a conchetta per la pioggia alla sete e alla passione dell’ “essere vivi”  ”presenti”, a sé, agli altri, alla pagina, alla parola (che viene) scritta e data; all’ascolto continuo dell’onda sprigionata sinuosamente da mari, radio, voci, terra, cieli, cuori. E’ tentativo di metamorfosi per superare la metamorfosi dell’anima e del mondo interno/esterno, che viene mutato in vegetazione continua per radicare la propria essenza al mondo, come la foglia, che è spunto e spunta, e al suo gambo, al suo ramo, alla sua radice.
Giampaolo si dichiara “due metà”, e ci mostra l’esistere degli aspetti celati e rivelati dal vento che spira naturale rivelatore del verbo scriversi di un poeta che, gentile, scopre le vene, anche dolenti, della foglia senza mai reciderle, ma facendo del suo lavoro un inno all’ esistenza, che supera il contrasto con la pura gioia della genuinità del mondo evocato da una natura, anch’essa esterna/interna, la quale è qui e rimane immanentemente in un respiro continuo e superiore che non può che trasportare verso un topos che è luogo di raccoglimenti scoperti, o all’aria aperta, o in aperte arie di versi brevi che si respirano con il fiato che procede lungo e largo per paura dell’arresto di quel battito inciso nelle parole che danno nervo alla foglia, la cui specificità di essere duplice include il doppio servigio che offre al lettore nello scambio simbolico di sensi e duplicità alle volte riportate dall’autore, che ne fa un movimento di gioco, ma sincero col suo lettore, perché non ambiguo, ma come dichiarato, pur sempre svolto nella piena bontà di spirito del mondo naturale della natura, sottilmente e verde di speranza come la sua foglia che, da una parte, lo veste e, dall’altra parte cinge quel bocciolo che è essenza liberamente e puramente offerta in dono alla scrittura.

Francesca Canobbio
copertina la foglia è due metà bassa-01

buonesiepi@gmail.com

Ribloggato da inni in vani:

Questa voce, un’avventura. Una leonessa come la canteresti. Il passo sonato, felpato, il fiato aggrappato all’intera savana del luogo innominato - wild - la natura che non si è mai dichiarata per nome - s’è solo espressa. Per un tempo immenso, che retrocede e disavanza. Canta, sempre. Esplode, riposa. Suona, stride, stona - respira, riintona - cade e preme, freme sempre, vive sempre viva.

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Giampaolo De Pietro

Poesie in Saldo – 2

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Presso la Stanza della Poesia di Palazzo Ducale in Genova,

sabato 2 febbraio 2013,

ore 17,30 – 19

POESIE IN SALDO – 2 

girandola poetica con  Roberto MARZANO, Francesca CANOBBIO, Laura PAITA, Massimo “Pigiamino” GAVIGLIO, Ezio SPATARO, Maria DILUCIA, Alejandro LOPEZ LUNA, Fabrizio CASAPIETRA e … Laura CAMPAGNOLI che dipingerà in diretta la “Tela Vivente” Mariapia ALTAMORE

body

Dedicato…. a Me – Bob Quadrelli

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La “F” per Fra da “L’Alfabeto delle Metapoesie” di Dottor Q.

Femme fatal fiera femmina di finissime filigrane Fiamminghe Forme forgiate a freddo da Folli Folletti Finlandesi ..Fosti forse fatta dal Fuoco di fusione della fucina di Faustus ? fochi fatui e faville filanti di festa fino a Finisterre fiati fanfare falò di Fulgido febbrile Furore forme di fianchi floridi e finalmente felici fondersi in formidabile forza di fissione fottimi il fallo e fammi furibonde fellatio fammi fiorire fiamma su funambolici fili su fogli Fabriano Fiori facondi falce di fabbro formule di Fatture in falsetto fallaci Fallocrati froci e foto di Fantasmi al Fluoro fiuta i funghi del Fushijama feeling Felino di Feticcio Felliniano tra Felci ferali fiabe favoleggianti fave di Favara facchini di facili facezie facciali farfalle faraoniche farfugliano false fobie di famigerata Fama finti Fantocci funabolici fasi di Fashion di Fascisti falliti fascine e faldoni di Fascicoli fasto Fasullo e fastidioso Fantascienza del Fatidico fax di Favori faziosi e febbricitanti Fauni in ferie nel Feretro con foglie di Fico e feroce Feromone ferace fingersi Fissile Filarmonica Fistola di Fissa Filosofica filtrata dal Fossile di un Flirt tra Furetto e Foca furente Fiction di Format nel Frutteto fluidi Fiumi di Fruttosio frenetiche frequenze Fantasmagoriche Frasi di Feccia e Frecce di Frassino fauci di Fortezza Formidabili fulgori su Flussi di Flutti Flop fragranti di fiati di Fanoni flautati frange di Flashback di Falangi faide facoltative o facsimile di factotum facoltosi faciloni Fegato con Fagioli e Finocchi al Forno Faglia di Falesia e Falene fanatiche di Fandonie Fangose fuliggine federalista un Forfait di faretra nel Fienile Filiera di Ferite in Fibrillazione Filologia Fenicia e Fenicotteri di Frisia Fonografi frullati e Frode in Fricassea Fritto di Frottole frivole e Frittate di Fagiano nel Freezer Fonte del Fragile e Fisco per le Fragole in Fregola…hai finito ? Forse ….

Mantra Elettrico (per Francesca)

A Te un Mantra Tantrico che t’ammanta come una abissale Manta Elettrica
sul fondo di una Fossa Oceanica di tutte la più fondamentalmente profonda
e che sia sulle Tue labbra un Sorriso di Gioia inesorabilmente invereconda
di Verità circoinfusa ed ad uso adatta per ogni Situazione nuova e circonflessa
nell’indefessa e vuota Attualità che il Mondo circoincide di Vacua nubile Vanità
che di ogni Sorta può esser figlia questa Vana e soffice Banale Storia di ogni Età
Te sei Amabilmente Donna e Poetessa sei la Regina d’ogni effimera dolce Bellezza
la prima rima corrisponde al duplice doppio ampio di filo teso a Piombo su lei stessa
la Rima è femmina Figlia di ogni incedere di Libera Poesia a volte bieca Monomania
ma questa mia sol di Amore è novella e fiera e a Te si dichiara che sei specie rara
tra Umani che nesciono di favella il gioco è facile tosto se alta innalzi la tua Bandiera
se la Schiuma che dicon Naturale fa Onde sulla Spiaggia quando c’è una Bonaccia
Io ti poso un bacio sulle labbra che a dir si voglia ti farei anche una tenera Carezza

 

*Bob Quadrelli è il leader dei Sesasciou, Premio Tenco ’97.
Mio Immenso Amico e Maestro.

Dottor Q

Due sorpresi abbiamo avuto oggi

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Sembra chiuso,
ma è solo accostato
e quanto costa aprirlo?
Ti basta una cifra assurda di lampananti  fiumi?

come tutte le cose timide
ti nascondi – e ti scopro
dentro,
che ti scopri dentro
anche tu
qualcosa d’improvviso
in un attimo pulito
di sereno
in un temporale
d’umore
in viso
così celeste
da far arrossire
una rosa
già rossa
d’amore
che si posa orizzontale ai tuoi piedi, baciando il monte della fronte,
Tua.
-Due sorpresi abbiamo avuto oggi-

Sinestesia Roberto Matarazzo - Francesca Canobbio

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*

OTTICA

accade che il buio scolora
a sciami di corda
vibrando d’accento cromato
s’esegue il riflesso-
sull’iride curva la luce s’apprende in pigmenti
che a macchia d’insetto
trafiggono il nero
per dare contorno tarlato all’oggetto

                                                             e appare la luna

(Francesca Canobbio)

http://asfaltorosa.wordpress.com/

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GRAZIE INFINITE AD ABELE LONGO CHE OGGI MI OSPITA SU NEOBAR IN UNA SINERGIA SINESTETICA CON L'ARTISTA ROBERTO MATARAZZO :)

Ce l'avete fatta!

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Ce l'abbiamo fatta! -Contro ogni censura- Un grazie "particolare" a Francesco Marotta per la citazione

Il nostro supporto alla Dimora del tempo sospeso

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Ho appreso su Facebook, grazie a un post di Viola Amarelli, che Francesco Marotta non ne conosce la ragione.

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Caffè zuccherato (Toti Scialoja - Poesie 1961-1998, Garzanti)

Ribloggato da inni in vani:

Le tue lacrime cadono dentro la tazzina che hai in mano

la allontani di quel tanto perché piovano sul piattino

rallenti i sorsi del caffè che come a te piace è molto

zuccherato tuttavia non al punto di dissuadere

la sconvenienza di un rimpianto che non vuol darsi per

vinto.

 

                                                              26 dicembre 1997

trattato anestetico non trattato

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Che mi scendi
o prendi
strascichi di baci
lungo la schiena
di volta in volta
m’affliggi e mi issi
di sortilegi
al busto
che più non mi sento
o tutto sento
insieme
nel cuore
unico tuo rumore
di spine
è tutta
la rosa

                                  S’apre

Nel giardino

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                              immagine di Cristina Bove

 

Oggi, su Il giardino dei Poeti alcuni miei testi.
    Grazie Cristina Bove


http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/11/06/francesca-canobbio-asfaltorosa/

Presso la Stanza della Poesia di Palazzo Ducale in Genova

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Sabato 10 novembre 2012
ore 17.30 – 19.15

“POESIE IN SALDO”

Girandola poetica con Maria Pia ALTAMORE, Francesca CANOBBIO, Fabrizio CASAPIETRA, Maria DILUCIA, Massimo “Pigiamino” GAVIGLIO, Roberto MARZANO, Laura PAITA, Gianni PRIANO, Ezio SPATARO, Lucia VACCAREZZA e Laura CAMPAGNOLI (che dipingerà in diretta durante la performance).

Laura Campagnoli per "La notte della Poesia"

Laura Campagnoli per “La notte della Poesia”