Video Poesia – Flight

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Quando lasciare quell’angolatura è potere di chi può sospendersi oltre il sospeso dai piedi di podi soffiati ai soffitti sinfonici e soffici in geometrie replicate dai suoni a spartiti in chiave di stormo che batte ogni tempo secondo minuto nell’ora in un a solo adesso compiuto

avant à l’arrière – present by the past

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i miei giardini. genova

i miei giardini. genova - francesca canobbio

Del fuoco fatuo
che mi segue in figura
come un jolly che accosta
ogni ventura 
io porto la targa mia
del mio territorio
nel passo 
della fiamma fresca 
di un flash
alla carta che si pesca
che è mappa sul mio mare 
di vecchie spade
fra cavalieri
di fumo
inalati
come la nebbia alla bocca
dove un porto
fugge dietro
la parola
che ancora
e la terra
si passa
che è fretta
e pace
insieme
d’insieme
seme
e
neanche il fango
su quel prato
che è un letto
coperto
fiore
che non ti
chiamo
mazzo

 
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Il cobalto è soltanto l’inizio. Mi eserciterò su ogni capriccio di sfumatura possibile, sino alla fine del nero che inchioda una luna come un pulsante premuto per sbaglio in un quarto argento secondo su un podio di cielo che suona l’inno apolide con mano sul cuore del donatore e l’organo pizzicherà sui tasti una marcia funebre in ricordo delle sue canne

su Poetarum Silva

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oggi sono ospite di

                                Poetarum Silva – the meltin’po(e)t_s

qui:
http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/01/15/inediti-di-francesca-canobbio/

ringrazio la poetessa Antonella Taravella, del collettivo, per l’invito :)

Qui come l’ago s’incunea

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Qui come l’ago s’ incunea
stretto fra i bordi delle carni
e l’asola di un sesso stringe
come un bottone a trattenere
l’orlo del piacere
–straripa-
cuce le stoffe abbandonate
di corpi caldi asserragliati
a punto notte sfila il nudo
modello di uno stile
di cui sei l’unica collezione
–su misura tua-
M’apro a quattro quarti
al tondo giro del seno
l’abito lungo delle gambe
è intreccio di filo alla cruna
ch’accoglie ogni spacco
     
       {le asole sulla pelle
        per farcela passare
        per non farci trapassare}

***frammento

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Spingere tutto. Come una carrellata sui volti scomposti dei neonati affamati di fiati dopo la chiusa. Urlano l’aria e tacciono terra che non conoscono, sul braccio che si tatua a cifre di carcere, tacche alle sbarre del tribunale di una vita senza giudizio e la pena scolpita a sangue nei geni, fino a che scompaiono in una x di giorni i ricordi primi o in un punto senza ricordo di secondi o restano ignoti, terzi

Solfeggio a reclame di bocca persa

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l’odore della ruggine sulle spezzate corde vocali, al fumo perso nella veglia in speme di tua gloria, sul mio taccuino di parole annegate, che scorrono nell’apnea su di un vagone letto pieno, a passeggeri stranieri, me emigrante, al volo sul verbo, dall’essere passerella di reclame incompiuti solfeggiandoti appena con la mano sulla luna piena, alla tua fuga sul mio minuetto strozzato come il lungo collo di una bottiglia vuota, d’un profumo che ha perso essenza e spirito di ricreazione e più non scia, di scia in scia nei quartieri d’una tua memoria d’abat-jour, che accesa mi ricorda come ovale cameo d’un ritornello scenico di ballerinetta scalza, su di un siparietto da rivista, che aperto, come le mie gambe si chiude sulle gambe tue quando sceso, lo sguardo basso, non vede che un piede del tuo abisso sfilarsi dal corpo l’ultima parola della mia lettera alla tua bocca piena

**frammento

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Aveva una voce di carta con un suono d’inchiostro, che conteneva tutti gli endecasillabi sibilanti del canto delle sirene incantatrici e prendeva le curve sul foglio come la s di un cavalluccio di mare. Non poneva barriere coralline con il suoi punti d’interpunzione, ma già sapeva che fra lui e un paesaggio marino c’era un abisso, perché il cielo è più grande. E lui ,ora, è lì


you won’t be lost – the sandman’s orchestra

*frammento

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Giratevi pure di schiena senza scatto alla risposta della mia domanda quando vi si dice nel foglio che si approssimano incertezze, come l’esempio che azzarda i ricordi, sempre, su coste divise da mari antartici e non si viene per trovare che un ago in un pagliaio, senza filo per ricamo, ma sfilato dal braccio di un malato che ha trovato la sua cura, il suo ricovero.

 
  music: poseidon sea – salwa

L’orario di chiusura

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E se morissi adesso
le mie spoglie mortali
sarebbero forse
più ornamentali della mia anima?

con una preghiera in mezzo ai seni
e le labbra ai colori del percepito

con le gambe accavallate
sullo spartito delle mie azioni

mi leggo nelle mani caustiche
il coraggio della presa

a stringere un sorriso
ho bisogno di tristezza

pittrice di atti pudichi
in luoghi osceni
dove rincorre la tenerezza
ogni sua passione di vita

nella processione di rose
al mio capezzale
mordo la spina
che sola aprì il varco

forse anche stavolta
dopo avere offerto l’ultima cena
sbaglierò il tempo
sul’orario di chiusura…

frammento a Thor

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Thor

Ti raccoglierò i suoli per sola salita fra le pietre ad ago di scalzo piede, in questo passo arreso che compio con il legno fra le mani, ad entrata libera nella sagra delle nostre età, così diverse sugli scampoli di stoffa, così uguali sulla carta d’identità, così differenti per un pelo, mio amico cane accanto, a cui sorride la coda

Guarda le macchie dei fiori sul prato e dimmi se non c’è qualcosa di più pulito. Guarda i puntini delle stelle nel cielo e dimmi quale sospensione potrebbero darti questi miei giocattoli bui….. Guarda la coda di un cane felice e dimmi quanti denti ha quella risata che parte dalla fine

        in
          due parole
       c
       r
       o
      c
      e

Croce e delizia

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Il mio passo
da sé scomunicato
non trova strada
sulle vie del peccato.
Mi vorrei vampa
a te accesa
su un eccessivo rogo
a combustione di gravi atti impuri
per poi farmi di cenere
e posare
così delicata
da decompormi in un solo soffio
di un tuo alito complice
che incontra
in un mio sospiro scolpito nell’aria
la voce
con cui chiamare atto di fede
un atto di passione
in questa mia sconsacrata chiesa
che è il mio corpo
-senza rito
che non sia amore.
-senza croce
che non sia cuore e delizia.

Capitalismo Rivista

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UDITE UDITE – UDITE UDITE – UDITE UDITE – UDITE UDITE 

 E’ arrivata l’ arrrrivista!

—CAPITALISMO—
Organo Ufficiale dell’era Contemporanea   

la rivista si è trasferita su un nuovo blog su wordpress:

http://capitalismorivista.wordpress.com

((((((((((((((((((((((((((((((((((scarica dal sito)))))))))))))))))))))))))))) 
i numeri disponibili:

(capitalismo) (democrazia) (sessantotto) (clericalismo)
(massoneria) (sicurezza) (arte) (pop) 

mi ci trovate sotto lo pseudonimo di Gea Panici

—Capitalismo— edizioni insostenibili

Mastica la ruggine della sua mitologia

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Mastica la ruggine della sua mitologia
Con il passo a contrappunto di uno spar(tit)o incompiuto
Per un plot-splatter di mosche alla parete troppo umane
Per lo spray disinfestante all’ala persa sui confini
Di una parabola al suolo raso – e si vola e si cade -
Nido di passerotti – becco aperto al verme -
Che ora sfama e poi masticherà – a cerchio di vita -
Cibo di sé stessa ed un buco nella pancia
Come sparo di revolver che è fame che medita
Al sapore della colla [ci si riappiccica al finale]
Giusto il gusto di ripetere la bocca su una bocca
In un bacio di parole fotocopia del copione
Ingoiare amaro amore come pane fra le righe
Sono solo delle briciole gli spazi di coscienza di
Come mastica la ruggine della sua mitologia
 
 music track : Poseidon Sea by Salwa

Canto XII

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Con il vento
che mi deve
più di un favore

 Con la luna
che pur calando
cresce

                                                                                                         Con le stelle
            che raddoppiano
prima di cadere

A mostrare
parabole sospese
sulla bocca del mare
 

                                                                                                  
Quando sotto sotto
le sirene
sono vestite della loro stessa
coda
……..
                                                                                                      
 

e la bocca
una fine
simmetrica
ad ogni piano
di scale
       
         *
nelle mie note
una musica
 

 
                                                                                                                                                                                            

                      

<!–

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un inchino, sul ciglio

 

è passata la gazza ladra 
                                               :
                                                     ha fatto due buchi nel blu
                                                         per metterci gli occhi

***

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Che ti galleggia il piede
quando sgrava
accomodarsi all’onda
le caviglie
che sole assaggiano
la polpa del mare
misurando il peso dell’acqua
che sale e sale porta
a discendere
in bianco filo di quando bacia
il verde
sulla pelle che porta il segno

e non è un tempo 
 che orienta le gambe
 

ma seduto
orizzonta
come il sole la sera
che saluta
due piedi
dall’angolatura che più interroga
e no! non lo vedi…
ha ribaltato un’onda
la nuvola che ci nasconda la notte
sottosopra  il cielo era un in lampo d’argento
e l’ho legato al polso a far da corona
al tempo perso
ai secondi contati
che ho smesso in un bicchiere
assieme alla pioggia che più non cade
nemmeno dalle palpebre asciutte
siamo sale
di un deserto in movimento…

                   

<!–

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riverberazioni

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ti voglio intero

misurato d’occasioni mancate

naufrago di pigrizie come me

che cerco l’oro nel letto di rose

e il torcicollo delle rose al bocciolo

al soffitto che stilla stucchi di sole

e una spina al piede compresa

fra il mio riverbero frutto di una notte

riflessa all’infinito sul tuo corpo

di specchi infranti affilati di spade

che ci affondano insieme sempre

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