Asfaltorosa

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Francesca Canobbio - rosadstrada:

Su Reb Stein , La Dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta, il mio libro “Asfaltorosa”. Grazie, ancora.

Originally posted on La dimora del tempo sospeso:

Gianni Priano

Daniele Ventre
Vincenzo Sparagna
Francesca Canobbio

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

     La poesia di Francesca Canobbio, nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale.

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Da Arcolaio ning – CASA EDITRICE L’ ARCOLAIO

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ipercoopLOGOARCOLAIO

Presentiamo quest’oggi il primo libro di Francesca Canobbio. Il titolo, “Asfaltorosa”; la collana, Arcolaio.

Introducono l”opera Daniele Ventre e Vincenzo Sparagna.

Per comprendere a fondo quest’opera di Francesca, pubblicheremo qui sotto due frammenti tratti dalla prefazione e postfazione.

Concluderemo l’articolo con la ripresa di qualche testo.

Buona lettura.

Dall’introduzione di Daniele Ventre:

Il romanzo della parola esplosa e ricomposta

 

“La poesia di Francesca Canobbio nel panorama della lirica di questi anni, segue un percorso specifico, alquanto composito e diversificato, in cui però si possono cogliere alcune tendenze di fondo, che la raccolta Asfaltorosa compendia nella loro apparente eterogeneità e nella loro unità sostanziale.

Un primo elemento che ne connota lo spirito come la lettera è la tendenza a un lusus verbale che pone in essere un sistematico straniamento nel quotidiano, attraverso la ripetuta violazione delle attese linguistiche del parlato ordinario. Nello stesso tempo, la parola straniata, distolta dal suo contesto ordinario e fissato da tic linguistici ormai consolidati, viene ridefinita da nuove coordinate semantiche e sintattiche, all’interno di una struttura di frase alquanto articolata, spinta deliberatamente al limite del contorto. “

***

Dalla postfazione di Vincenzo Sparagna:

“… Torno a rileggere e trovo questo “Ingoiare amaro amore come pane tra le righe” che potrebbe farmi pensare alle sofferenze degli abbandoni se non fosse che appena qualche pagina appresso ecco apparire la figura di un “autentico falsario” che “conosceva a menadito / i trucchi del mestiere”. E viene il sospetto che il falsario sia io stesso che mi racconto il sogno appena fatto o l’autrice o un suo doppio teatrale (amletico appunto) e che quello struggimento d’amore sia anch’esso un trucco, una figurazione surrealista, la distruzione della pittura attraverso la pittura medesima. Forse questi versi sono, come dice uno di loro, solo “la nuvola che ci nasconde la notte”, oppure sono semplicemente “l’inatteso imprevisto …”.

***

Alcune poesie:

Scivola

Tutto sulla plastica scivola

anche il sangue.

Tutto scorre

ma non ci bagna il fiume

nell’apnea dei tempi.

Tutto scivola sul petrolio

anche il sudore

della vertigine dei suoli

scivola

sugli abissi dei vertici.

Tutto scivola

e niente pesa:

come il petrolio

galleggia sul mare

ed il petrolio

pesa più del mare.

Tutto scivola

e continua a scivolare…

La notizia

Strepitare di voli angelici

tocca suoli terreni

Senti le ali fluttuare

sul confine del regno.

Dove è segno una bianca piuma

sull’inchiostro nero

del nostro terreno vagare.

Fra le pagine sporche

del primo giornale del mattino …

… la notizia

Che suoni muta

Le daremo un nome

che suoni muto.

Che non si perda all’orgia

dei pentagrammi.

Che non batta fra denti e labbra

nei palati già umidi di parola

(fra le arcate

voce

che gola strozza).

Chiuderemo a chiave la nota:

che suoni muta

incastonata

fra il pilastro delle dita

e la cornice della bocca.

Contrapposti.

Muti e casti

http://arcolaio.ning.com/profiles/blogs/esce-oggi-il-primo-libro-di-francesca-canobbio-asfaltorosa

“ASFALTOROSA”, casa editrice L’arcolaio

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Per ordinare il mio libro di prossima uscita scrivete a info@editricelarcolaio.it

L'arcolaio

gianniprianoimmagine di copertina di Gianni Priano

prefazione di Daniele Ventre

Daniele Ventre (n. a Napoli nel 1974) ha pubblicato per l’ed. Mesogea la traduzione dell’Iliade di Omero (2010 -premio Achille Marazza 2011) e del Ciclope di Euripide (2013). Di prossima pubblicazione una sua traduzione dell’Odissea. Nel 2011 ha pubblicato per le Edizioni d’If di Napoli la raccolta “E fragile è lo stallo in riva al tempo”. Collabora con il blog Nazione Indiana.

postfazione di Vincenzo Sparagna

Disegnatore, scrittore e giornalista, nato nel 1946 a Napoli, ha vissuto a lungo a Roma. Oggi abita a Frigolandia, città immaginaria dell’Arte Maivista da lui fondata in Umbria in una ex colonia abbandonata alle pendici dei Monti Martani. Dopo aver partecipato ai movimenti rivoluzionari degli anni ’60 e ’70 in Italia e in vari paesi del mondo, è stato uno dei protagonisti delle invenzioni e dei “falsi” de Il Male dal 1978 al 1980, anno in cui ha fondato la rivista Frigidaire che tuttora dirige insieme al mensile di satira e idee Il Nuovo Male (in edicola dall’ottobre 2011). Ha pubblicato vari libri di politica, storia e satira. Ultimo in ordine di tempo “Frigidaire, l’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo”, Rizzoli 2008. Per saperne di più vedi il sito http://www.frigolandia.eu

in chiave

Autunno spezza i palpiti
al sottobosco musicale
Sarà un attentato alla sincope
di cuore e ragione
Una improvvisazione
che non lascia il tempo
che trovo
sulla pronuncia lenta
del tuo nome
su cui conto
le dita delle premesse
Pallido e scandito
sul candido
respiro condiviso
nella foschia
di un giorno
che si pronuncia
intonato
alla tua notte
in chiave
di me

Soluzione 1

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C’è la luce
e l’accumulo del torpore nei respiri
per un cenno che trae l’impulso
dalle propulsioni degli aeroplani.
Ogni gesto catapultato
in uno spiraglio di cielo a sé stante.
I corpi non hanno mai avuto problemi
a slegare le proprie ali per gli schianti.

aereo

Premiata da ANTEREM al Lorenzo Montano

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Il mio libro “Asfaltorosa” , casa editrice L’Arcolaio, ha ricevuto il riconoscimento fra i premiati con menzione per l’opera edita al prestigioso premio di poesia Lorenzo Montano, della rivista di ricerca letteraria ANTEREM.
E’ un giorno felice…

anterem

per la tua bellezza

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Eppure quanta grazia in tutta questa decadenza.
scivoliamo giù per le colonne degli astanti alla nostra anima
siamo un corpo speciale
per il pericolo
vigiliamo il fuoco
prima di spegnerci
come vestali
in caduta mai libera
mentre ci scendiamo
senza arbitrio
arbitrati
dal passato
di un pilastro altro
cui si fece templio
nella città sacra
del nostro libro
intuendo la pagina
dall’occhiello
e dall’occhio più limpido
fra le nuvole

Mi sono data un voto
per la tua bellezza

cuore antenato

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per peripezie
in tappezzerie
di sceniche seccate
in un colpo
si ripetono gli occhi
sul futuro
si chiudono
al passato
quando il sole è precipitato
in ogni simbolo
che è un colpo
al cuore
antenato
sul fresco muro bianco
delle nostre stanze
immacolate

russiapink
                                                                                                      Russia, Kareliya, Питкяранта – webcam

Opaco (al Capo giro)

Francesca Canobbio - rosadstrada:

mi sembra giusto ricordare

Originally posted on asfaltorosa:

Risalire i
tratti
e i
tratteggi
di questa
vi(t)a
sino al
punto.

Di fuga.
solipsistica
mossa
zebrata
fra il bianco
e il nero
di un
piccolo
passaggio
rubato

nel tuo
segreto
nelle tue
segrete
intimate
dall’Alto

Al fermo
immagine

immaginare

immaginato
sino
all’ultimo

titolo
di coda
dalla testa
ai piedi

ri
verso

la posa degli anni

al basso
in rilievo
sollevato

in sorto
inn’alzato
dal futuro
al passato.

Capitolare.

Al capitombolo
al capo-
linea

(ment(r)e scendo)

Capo
volto
.verso

saldo
salto
ometto

svengo

tendo
pendo

giungendo
man
mano
man

al
Capo
giro

copertina (1)

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Trittico di Primavera (un post che l’importazione da splinder aveva occultato)

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immagine di Roberto Matarazzo

immagine di Roberto Matarazzo

DI CORTECCIA

Sei l’albero della mia unica fatica

spezzarti la corteccia in mille cocci

vederti dentro e assaporar gli anelli

la linfa il legno molle che si piega

piallare con la mano il tronco tutto

renderti liscio al tatto e il ramo piano

salire su con l’edera corpunta

ch’aggrappa ogni tuo spigolo latente

sola nella foglia che non mangi

che sa d’amaro alla tua lingua dolce

mi faccio fiore in faccia per colore

e frutto che si dona già maturo

in stagione acerba di pistilli

essere già impollinata d’ape

la punta, apice dell’incontro nostro


A FIOR DI PETALO


Il pensiero cresce a fior di petalo

sfumato nel colore di quello che attira l’ape alla corolla

come mi preme sul polline l’idea della viola

che ricorda il tempo per ogni tratto reso

al margine di un equinozio di sillaba

ripetuta in un passato di raccolti

in mazzetti ricamati con manine

allo stelo del giorno che ritorna

alla stagione che nasce con il tuo sorriso

e svela alla farfalla il suo rifugio

fra le guance dell’ ariosa creazione

di un attimo giglio

 

NUOVO SOLE


Piangono petali freschi i tuoi occhi di gardenia 

fra le frasche bagnate dall’umido umore

di nuova vita che cresce a tender la voce

ronza la vespa alla persiana cercando colore

e giada in foglia striata nasconde il segreto

di una corolla di ali che sbatte ormai giunta

al nido dolce dal viso divino del cielo

tutt’un turchino soffitto alle stelle da palco

chè è nuovo sole e lo si raggiunge in un salto

 

 

Salvatore Quasimodo

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MILANO.AGOSTO 1943 
Invano cerchi tra la polvere, 
povera mano,la citta è morta. 
è morta:s’è udito l’ultimo rombo 
sul cuore del Naviglio.E l’usignolo 
è caduto dall’antenna,alta sul convento, 
dove cantava prima del tramonto. 
Non scavate pozzi nei cortili: 
i vivi non hanno piu sete. 
Non toccate i morti,così rossi,così gonfi: 
lasciateli nella terra delle loro case: 
la citta è morta,è morta. 

ALLE FRONDE DEI SALICI 
E come potevamo noi cantare 
con il piede straniero sopra il cuore, 
fra i morti abbandonati nelle piazze 
sull’erba dura di ghiaccio,al lamento 
d’agnello dei fanciulli,all’urlo nero 
della madre che andava incontro al figlio 
crocifisso sul palo del telegrafo? 
Alle fronde dei salici,per voto, 
anche le nostre cetre erano appese, 
oscillavano lievi al triste vento. 

dalla lettura alla festa di Borgo Bassi – Erli – Paolo Vignola: LE VERITÀ DELL’’O..RA..CO..CO..CO..LO

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cattiva strada
qui:

http://quaderni.sanprecario.info/wp-content/uploads/2013/10/Q5-La-verita-delloracococolo.pdf

da “I QUADERNI DI SAN PRECARIO 5″

Bologna in Lettere 2014 – Il Programma

Originally posted on Bologna in Lettere ........:

con il patrocinio del Comune di Bologna

co_bo_nuovo

Bologna in Lettere

Festival di Letteratura Contemporanea

II edizione

30/31 Maggio 2014

 manif 1

Ideazione, concertazione e direzione artistica

Enzo Campi

Staff

Marinella Polidori, Alessandro Dall’Olio
Alessandro Assiri, Martina Campi, Mario Sboarina
Vincenzo Bagnoli, Claudia Zironi, Francesca Del Moro
Alessandro Brusa, Jacopo Ninni, Francesca Serragnoli, Silvia Secco
Maria Luisa Vezzali, Enea Roversi, Rita Galbucci, Loredana Magazzeni
Luca Ariano, Roberta Sireno, Anna Franceschini, Luciano Mazziotta
Chiara Bernini, Sergio Rotino, Enzo Campi

Gruppi Organizzatori

Le Voci della Luna, Letteratura Necessaria
Gruppo 77, Memorie dal Sottosuono, Gruppo 98 Poesia
Versante Ripido, Associazione I ComPari
 

*

Programma
(il programma è ancora in costruzione e potrebbe essere soggetto a variazioni e aggiornamenti)

Venerdì 30 Maggio

17,00/18,00 Libreria delle Moline – Via delle Moline 3/A
“L’isola che c’è” – Presentazione della collana “Isola”
Evento curato e condotto da Mariagiorgia Ulbar
con Fabio Donalisio, Sergio Rotino, Azzurra D’Agostino, Alessandra Carnaroli…

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scusa

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Abito in un cortometraggio perché finirà presto questo spezzone e poi l’altro per segnalazioni occasionali in posti grevi del mio petto cuore a cuore nel ghetto della ragione con un milione di euro per mille milioni di scuse alla mansione di creatura naturale e triste come un bambino abbandonato a sé stesso adesso adesso che mi libero di persone ingombranti e pesanti che riempiono piatti e cercano fortuna come te nel mondo quadrifoglio trifoglio bifoglio foglio penna e per andare avanti una buona scusa

Fuocherelli

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t’avrei dato nome a fuoco lento
come di fiamma che non brucia
ma cera d’intorno alla luce che c’era
e cera e c’era mille volte ancora
potrebbe per ipotesi che tu ti avverassi
nei sortilegi del calore che sciolgono le reni
e tremi se ti dico che ancora posso
creare questo fato di magia d’afflato
o con il fiato spegnere tutto
sul bordo ormai dimenticato del letto
ed accendere solo una candela a lutto…

Cielo minore

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Tremula
come il ricordo
di una felicità
questa luna eclissata
dietro sipari di luce propria
alla compagna sfera del giorno
che già nascosta nascondeva la notte

le acrobatiche stelle delle orse
su carri rotanti al bagliore di sole
il carico delle messi estive
senza estasi e stasi ma fatica

traccio il mio orto concluso in terra
e mi perdo per le vie
di un travaglio senza figlio
di alcun dio che illumina

la mia strada percorsa nella febbre
della sera di mezzogiorno
al fuoco delle rose di maggio
sposa di un cielo minore

cala sipari di nuvole
pensieri di sparizioni
accoglie un raggio per ogni
perimetro di mano
che mi darò di mano

celebrando il mio matrimonio con me stessa

sarà il mio nome

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In un volo sincopato dalle nuvole
ove l’occhio racchiude il recinto incalpestabile
trottolerò leggerezza dalle ali degli uccelli
nelle danze di soffitti ricolmi di cose
di case di pensieri a lume di sole
e notti di lune cangianti dense come marmi
cesellando la ragione che mi porti ancora
avanti e sopra i cieli sarà il mio nome
dove la piuma si stacca riattaccherò la mia parola
veste di psiche che fluttua sulla vita
se mi manca il verbo non è che un peccato
a cui chiedo un perdono fedele come un cristo
l’ultimo al quale abbiano steso un cielo in terra
mille e mille rondini di ordini eterici
battono le ali per avversare la terra
batte il mio cuore per attraversare la mia altezza
nella misura in cui mi sento sollevata
per ogni mio gesto teso all’apice
nella vertigine di ogni caduta
che siamo

Presentazione

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Sabato 10 Maggio,  all’interno della festa di Borgo Bassi, sulle alture di Erli (SV) , dal tema Maggiocando,  presentazione del mio libro “Asfaltorosa” , casa editrice l’Arcolaio, con l’autrice Francesca Canobbio e Marino Ramingo Giusti ( Frigidaire – Il nuovo Male )

mosca cieca

Serena mosca cieca a tutti
amanti dello sbattere leali
in questo mondo di merda
urbis et orbi
per cogliere al volo
stronzata dopo stronzata
l’illusione
di una dea alata
la vittoria
che sarà certo bendata
da un drappo di carta moschicida
dove zitta anche lei
si cagherà sotto
per l’ultima volta
prima di aprire finalmente gli occhi.
fortuna,o  sfortuna
che anche questa l’ho già pestata

Dell’amor esploso in aria

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Tremano le armi d’un affetto mancato
nel bianco che bianco resta
come la morte su un lavoro incompiuto
scriverei di rosso questo se fosse un lamento
ma il sentimento ha già lasciato la fossa
alla più bassa delle prese lacrimogene
di questa camera a gas
dove si esala un respiro
in incipit al funereo mantello
che nero non s’appaga
dell’inchiostro versato
nel bianco che bianco resta
resterà forse il mio, il vostro nome
sulla chioma sbiadita
d’una candela come d’un santuario
che nelle mani di mille figli
esploderà come una bomba
nel loro battito sincopato
dell’amor esploso
in aria

Dalla raccolta “Asfaltorosa”

Francesca Canobbio - rosadstrada:

una mia nuova poesia sul blog ufficiale dello stimato professor Gabriele La Porta

Originally posted on l'unico Blog ufficiale di Gabriele La Porta:

Riverberazioni

Ti voglio intero
misurato d’occasioni mancate
naufrago di pigrizie come me
che cerco l’oro nel letto di rose
e il torcicollo delle rose al bocciolo
al soffitto che stilla stucchi di sole
e una spina al piede compresa
fra il mio riverbero frutto di una notte
riflessa all’infinito sul tuo corpo
di specchi infranti affilati di spade
che ci affondano insieme sempre-

Francesca Canobbio

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Dalla raccolta “Asfaltorosa”

Francesca Canobbio - rosadstrada:

La mia poesia sul prestigioso blog del professor Gabriele La Porta

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Sotto i fuochi

Io non temo
dove riflette il raggio
per ogni colore un’iride
per ogni luce un nuovo
di nuovo inclinato cuneo di sole
per quanto del giorno soltanto
[e calcolano le parabole fino al rosso incendio
per quanto sarà ormai tutto vano
fino al nuovo giorno -
ti spende allo zenith
ma ruba occhi
per ciechi -]
Fatti di buio, senza ombra
quando
se l’immagine è un lapillo nel nero
tarlo di candele a lutto
non ridarà la scossa
alla sepoltura
ingrembo alla madre
terra del funerale
sotto i fuochi.

Francesca Canobbio

 

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PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino) di Marino Ramingo Giusti, alias Apolide Sedentario

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tratto da: http://turistipercaso.org/home/

CAPITOLO I

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno ma senza la cassa per il, tra due catene non interrotte di monti e scelte civiche, tutto a seni di bunga bunga e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi (causa crisi economica), e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par quasi un modellino di quella Grande Opera a unir Cariddi e Scilla che incide sulle tasse, ma che nessuno infin poi costruirà.
Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, e all’uso e costume italico che rese gli Emili Fede e i Bruni Vespa audience obbligatorio in tv, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa per dissesto idrogeologico.

Si racconta che il principe di Condé di Montezemolo dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi, e anche la notte prima degli incontri tra confindustriali: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina.
Il presidente traghettatore del PD in vece non sapeva altro ancora se non che l’indomani sarebbe giorno di battaglia.
Confidare a Renzi l’occorrente. “Vedremo, – diceva tra sé: – egli pensa a essere leader del Partito; ma io penso alla pelle: il più interessato son io”.
Lo Renzi o, come dicevan tutti, Renzi non si fece molto aspettare. Appena gli parve ora di poter, senza indiscrezione, presentarsi alle primarie, v’andò, con la lieta furia d’un sindaco giovine, che deve in quel giorno far sua la Direzione. Era, fin dall’adolescenza, rimasto privo de’ compagni, ed esercitava la professione di filatore di seta (nel senso rinogaetaniano dell’ “E filava filava”, che come sappiamo il crotonese Autore riferiva alla precedente DC).
Il lavoro andava di giorno in giorno scemando; l’immigrazione continua de’ lavoranti, attirati negli stati vicini da promesse, da privilegi e da grosse paghe, faceva sì che non ne mancasse ancora a quelli che rimanevano in paese; ma per tutti i tempi si prospettavan cupi, a sentir quanto dicevano le agenzie di rating.
Comparve Renzi davanti al Direttivo del PD, in gran gala, con penne di vario colore al cappello, col suo aifon bello, nel taschino de’ calzoni, con una cert’aria di festa e nello stesso tempo di braverìa, per rinfacciare la propria giovinezza ed immacolatezza agli occhi stolti degli imbelli elettori.

- Di che volete parlare?
– Come, di che giorno? non si ricorda che s’è fissato per oggi?
– Oggi? – replicò D’Alema, come se ne sentisse parlare per la prima volta. – Oggi, oggi… abbiate pazienza, ma oggi non posso.
– Oggi non può! Cos’è nato?
– Prima di tutto ho i baffetti storti, vedete.
– Mi dispiace; ma quello che ha da fare è cosa di così poco tempo, e di così poca fatica…
– E poi, e poi, e poi…
– E poi che cosa?
– E poi c’è degli imbrogli.
– Degl’imbrogli? Che imbrogli ci può essere che non siano normali, in questo paese imbroglione, e in un Partito, poi, perdipiù?
– Bisognerebbe trovarsi nei nostri piedi, per conoscer quanti impicci nascono in queste materie, quanti conti s’ha da rendere. Io son troppo dolce di cuore, non penso che a levar di mezzo gli ostacoli, a facilitar tutto, a far le cose secondo il piacere altrui, e trascuro il mio dovere; e poi mi toccan de’ rimproveri, e peggio.
– Ma, col nome del cielo, non mi tenga così sulla corda, e mi dica chiaro e netto cosa c’è.
– Sapete voi, Renzi, quante e quante formalità ci vogliono per dirigere i servizi segreti?
– Bisogna ben ch’io ne sappia qualche cosa, – disse Renzi, cominciando ad alterarsi, – poiché me ne ha già rotta bastantemente la testa, questi giorni addietro. Ma ora non s’è sbrigato ogni cosa? non s’è fatto tutto ciò che s’aveva a fare?
– Tutto, tutto, pare a voi: perché, abbiate pazienza, la bestia son io, che trascuro il mio dovere, per non far penare la gente. Ma ora… basta, so quel che dico. Noi poveri ex primi ministri bombardatori di Belgrado siamo tra l’ancudine e il martello: voi impaziente; vi compatisco, povero giovane; e i superiori… basta, non si può dir tutto. E noi siam quelli che ne andiam di mezzo.
– Ma mi spieghi una volta cos’è quest’altra formalità che s’ha a fare, come dice; e sarà subito fatta.
– Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti?
– Che vuol ch’io sappia d’impedimenti?
– Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, porcellum, suspicio, condicio, Si sis affinis,… – cominciava la Finocchiaro, seduta alla destra di D’Alema, contando sulla punta delle dita, e pareva Lotito.
– Si piglia gioco di me? – interruppe il giovine Renzi. – Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?
– Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.
– Orsù!…
– Via, caro Renzi, non andate in collera, che son pronto a fare… tutto quello che dipende da me. Io, io vorrei vedervi contento; vi voglio bene io. Eh!… quando penso che stavate così bene; cosa vi mancava? V’è saltato il grillo di guidare i Democratici per rispondere a Grillo…
– Che discorsi son questi, signor mio? – proruppe Renzi, con un volto tra l’attonito e l’adirato.
– Dico per dire, abbiate pazienza, dico per dire. Vorrei vedervi contento.
– In somma…
– In somma, figliuol caro, io non ci ho colpa; la legge elettorale non l’ho fatta io.
– Ma via, mi dica una volta che impedimento è sopravvenuto?
– Abbiate pazienza, non son cose da potersi decifrare così su due de pedis.
– Le ho detto che non voglio latino. E che vorrebbe ch’io facessi?
– Che aveste pazienza per qualche legislatura. Figliuol caro, qualche legislatura non è poi l’eternità, tanto più se creiamo crisi di governo sempre più frequentemente, e lei in questo mi par potra far la sua parte: abbiate pazienza.

(continua) —

(c) Apolide Sedentario – Manzone Ramingo 2013

Ragioni di rugiade – a corte

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Mi regalerei mille stanze
e spazi a riverbero
di giostre di porte
di varchi a decori
più vive dei fiori
in mostre di stagioni
a sole e brine
ragioni di
rugiade d’ un calore
che solo la corte
degli occhi
non smette
alla corte mia
d’amore
infinita

Scena di guerra- una poesia di Gianfranco Fabbri

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Trovammo, giù oltre le vecchie scale della fonte, un giovane tenente morto da due giorni, con il torace sconvolto dalla mina;

lo squarcio aveva avuto ragione del costato; cuore e polmoni più non si conoscevano sovrani di se stessi;

l’occhio, spalancato oltre l’umile fissità, era lo zimbello delle mosche pazze di vita.

Qualcuno venne – tirò su quei resti e li avvolse in un lenzuolo d’incerato.

Vedendo la compagine sparire, ci sentimmo più poveri e della povertà sicari.

In Margine ad Asfaltorosa – di Mirko Servetti

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ipercoopLOGOARCOLAIOIn margine ad ASFALTO ROSA

 

di MIRKO MIROSLAV SERVETTI

 

 

 

“Un bacio ad apparir bocca di un cobalto…”

 

 

I

 

Quando il linguaggio cessa di esistere nella sua forma servile, vien meno anche il sistema difensivo sul quale si instaura la sintassi. Non c’è più un tempo vuoto e omogeneo da riempire con le sedimentazioni dell’esperienza e del significare. Dissenso dal parlare, allora: da cui scaturisce una scrittura inattesa, impossibile, costellata di ricordi senza alcuna presa sulla memoria (Ho cambiato il colore dei miei occhi su una pagine di legno che frutta marciapiedi per i sorrisi mai recapitati alla posta del mio cuore a trampoli  1). L’ora, in stato di quiete e di non coincidenza con ilpresente, viene incontrato dal ricordo al di fuori di qualsiasi durata (Lui è un trompe l’oeil, che vedo solo io e che esce dal foglio con la mano aperta a portarmi il saluto delle parole turchine 2). L’ebbrezza, il senso di essa, insita nel complesso della raccolta, è il tempo senza mondo in cui esso emerge.

 

II

 

Non si ha alcuna tessitura testuale dell’inconscio, alternativa a quella della memoria, perché è l’Altro da ogni tessitura ciò che viene a ritmarsi nel sussulto intermittente della Surrealtà (Scivola senza sosta/sibilando serpentina/questa mia lingua srotolata/sulle soglie stridenti/di un senso selvatico 3). E non è più all’interno dei “programmi” che accade l’incontro, folgorazione accecante (ché in quanto folgorazione, rivela la celata ‘seconda vista’ quale fattore di ‘ebbrezza’) dell’essere    flâneurperduto nella giungla anamnestica della meraviglia (ti strangolerò/con del filo -/il filo del/discorso/spezzato in/ogni briciola/del tuo silenzio - 4).Il frastuono delle barriere  si smorza, rimane soltanto un ‘brusìo’ insistente, fuori campo, estraneo al campo visivo del mondo. La scrittura di Francesca Canobbio si manifesta come sorta di ierofania profana che disattende la salvezza del libro, arrischiandosi nell’opacità del ricordo fin dal primo istante, utopia dell’umano imbroglio delle parole che vorrebbero restituirne il volto, se non il senso  (Quando ti prende il sentimento/e l’alibi hai perso/sul tuo stesso cadavere 5). Scrittura come ‘malattia mortale’, frammento apolide nel deserto muto delle metropoli e dei luoghi ‘di senso’, sussulto che squassa la gola. Follia dell’inorganico, forse, o trasparenza che si risolve in un nulla da vedere, tranne il vuoto che complotta, insistente e invisibile, erodendo la compatta vanità dell’esserci (Il profilo dell’assenza/è abuso della maschera/è metafora che moltiplica/il carnevale dell’ombra/… 6).

 

                                                                                                                Mirko Servetti

 

 

Indice delle citazioni

1)                da “Quella risata che parte dalla fine”, pag. 27

2)                ibid. pag. 28

3)                da “Sonora”, pag. 43

4)                da “Accento minimo (del plagio)”, pag. 60

5)                da “Quando ti prende il sentimento”, pag. 61

6)                da “Il profilo dell’assenza”, pag. 85

da Arcolaio.ning
http://arcolaio.ning.com/profiles/blog/show?id=4508738%3ABlogPost%3A22293&xgs=1&xg_source=msg_share_post

 

 

 

manuale di insolubilità.27

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Originally posted on greta rosso:

continua a non finire
la strada, la luce, e posso dire
di non aver compreso
come si possano sfasciare di parole
le cose, sfigurarle, far man bassa
di figure, capitelli, asfaltare
un uomo, tangere, frondare,
giungere al delirio frontale
dove non voglio stare.

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Ghérasim Luca – Appassionatamente – trad. di Daniele Ventre

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no no nononò passo
nonò ppasso passo nonò
il passo no il passo falso il no
nonono, il passo il mal
il malva il malvagio no
nono passo il passo il papà
il malvagio papà il malva il no
nono passa nopassopassa
passa passa passa lui lui no passo
passa lui il passo del no del papa
del papa sul papà del no del passo
passapassa passi il sopra il
il passo il passi passi passi pisciate sul
papa su papa sul sicuro la sicuro
la pipa del papà del papa pisciate in massa
passa passa passi passapassi la passo
la basso passi passapassi la
passio passiofagotto il basso
il passo passione il fagotto e
il no il basso do passo
nono do passo passio passione do
non do non domi non passi non dominate no
non dominate no vostre passioni passive non
non domino vostra passio vostra vostra
ssio vostra passio non dodò vostro
vostro domino d’oro
è dandanno do dodoro
do no passo non domi
no nopasso passio
vostro no non do non do non dominate no
vostri passi passioni vostri no vostri
vostri passi divo divoranti non do
non dominate no i vostri ratti
non i vostri ratti
non do divoranti non do non dominate no
non dominate no le vostre passioni ragioni vostre
non daminate no le vostre non le vostre non do do
minate minate le vostre nazioni ne mai do
minate non do non mi no no i vostri ratti
le vostre appassionanti ragioni di ratti di no
no passa passio minate passo
minate no vostre passioni vostre
vostri razionali ragù di ratti divo
divorateli divo dido do domi
non dominate questo ha questo pregustare
di ragù di no di passo di
passi di pasigrafia gra fifia
grafia fia di fia
fifia fan fantafan
fantafan coco
fantascopio fifia
fofo fifia foto do do
dominate do foto minate fifia
fotomicrografate i vostri gusti
queste pulci coreografiche fifia
dei vostri disgusti dei vostri danni no
no sta passio passione di da
coco sco da i danni no
il passo no passionà passione
passione appassionato nato nato
è nato della nato
della nega da della nega
della negazione passione gra spu
sputate spu sputate sulle vostre nazioni spu
della neve è è nato
appassionato nato è nato
a rana a rabbia è
nato lui alla nato alla necrorana cra rabbia è
è nato lui della nato della nega
nega ga cra sputate della nato
della ga passo nega negazione passione
appassionata naso appassioniamo io
io t’à io t’amo io
io io jet io t’à gettate
io t’amo appassioniamo t’amo
io t’amo io io gioco passione io amo
appassionato ato ato amo amare
emergere amare io io io amo
amare emergere e e e passo
passi passi a a a a amo
ama emersione passione
appassionato ato io
io t’à io t’amo io t’amo
passa passio o passio
passio o mia gr
mia gra spu sputate sulle ragioni
mia grande mia gra mia te
mia te mia gra
mia grande mia te
mia terribile passione appassionata
io t’à io terri terribile passio io
io io t’amo
io t’amo io t’à io
t’amo amo amo io t’amo
appassionato ato amo io
t’amo appassioniamo
io t’amo
appassionatamente amante io
t’amo io t’amo appassionatamente
io t’à io t’amo appassionato nato
io t’amo appassionato
io t’amo appassionatamente io t’amo
io t’amo passio appassionatamente

Rotta a tutto

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La rotta a tutto non può che ricomporsi in spezzoni che sfasciati a ogni nastro la parte del pezzo la scheggia in un ritaglio di brano spartito ci vuole la scheggia ed il tocco per il servizio d’articolo determinato a tempo indeterminato luogo comune a chiunque  eppure solo per pochi uscire dalle righe trovare la linea ed il fregio per solcare ogni fila e passare davanti davanti davanti in fronte averlo scritto