su “La Rosa in più”

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Oggi, è presente una selezione di miei versi, più una mia video-poesia, sul lit blog letterario di Salvatore SblandoLa rosa in più”

 qui : http://larosainpiu.wordpress.com/2012/02/22/poesia-inediti-di-francesca-canobbio/

- l’articolo è a cura della poetessa Antonella Taravella, che ringrazio di tutto cuore :)
e di cui segnalo il blog : http://nevertearusapart.wordpress.com/
Grazie.
Francesca Asfaltorosa Canobbio

Quella risata che parte dalla fine – mio estratto da “Capitalismo Rivista”- numero speciale: Psicosi- Testata contro il muro

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Ho cambiato il colore dei miei occhi su una pagina di legno che frutta marciapiedi per i sorrisi mai recapitati alla posta del mio cuore a trampoli. Sono caduta al primo sbattere di ciglia, ma adesso tutto è celeste, mia pupilla. Domani ti regalerò anche qualche nuvola per coprirti come un occhiale, e sarai perfetta al microscopio, come il virus del singhiozzo che mi ha ucciso.

Il cobalto è soltanto l’inizio. Mi eserciterò su ogni capriccio di sfumatura possibile, sino alla fine del nero che inchioda una luna come un pulsante premuto per sbaglio in un quarto argento secondo su un podio di cielo che suona l’inno apolide con mano sul cuore del donatore e l’organo pizzicherà sui tasti una marcia funebre in ricordo delle sue canne

Giratevi pure di schiena senza scatto alla risposta della mia domanda quando vi si dice nel foglio che si approssimano incertezze, come l’esempio che azzarda i ricordi, sempre, su coste divise da mari antartici e non si viene per trovare che un ago in un pagliaio, senza filo per ricamo, ma sfilato dal braccio di un malato che ha trovato la sua cura, il suo ricovero

Spingere tutto. Come una carrellata sui volti scomposti dei neonati affamati di fiati dopo la chiusa. Urlano l’aria e tacciono terra che non conoscono, sul braccio che si tatua a cifre di carcere, tacche alle sbarre del tribunale di una vita senza giudizio e la pena scolpita a sangue nei geni, fino a che scompaiono in una x di giorni i ricordi primi o in un punto senza ricordo di secondi o restano ignoti, terzi

Ti raccoglierò i suoli per sola salita fra le pietre ad ago di scalzo piede, in questo passo arreso che compio con il legno fra le mani, ad entrata libera nella sagra delle nostre età, così diverse sugli scampoli di stoffa, così uguali sulla carta d’identità, così differenti per un pelo, mio amico cane accanto, a cui sorride la coda

La mia cartolina è tutta un cielo di cicogne che portano vita. Colori da spazi en plen air come i pittori e i loro tubetti lasciati a seccare sui davanzali delle giostre panoramiche delle mie finestre che danno sul vuoto della ragione a favore di un volume altissimo della mia voce, che sento, qui, con le oche, e con lo stupido tono con il quale ti dico ti amo. Affrancata.

Lui è un trompe l’oeil, che vedo solo io e che esce dal foglio con la mano aperta a portarti il saluto delle parole turchine. Volano in cielo le sue donne, come le anime degli insetti morti nei cimiteri dei bambini e gli uomini si fanno piccoli come le case delle lumache. E il mare copre ogni sua ultima lettera nello spazio fra me e un suo punto, come un’ onda che bacia ogni altra onda

Ti mostrerò l’esorcista di fiori che è in me, sciogliondo la paralisi di petali e foglie. Un trucco senza inganno, quello di sfogliare tutto come fanno le stagioni, il libro del tempo non risolto, viaggio che non ha assoluzione e chiama allo stadio, in una partita persa in partenza e con un rigore perfetto, d’arrivo con ghirlanda, che rimanda a casa senza punto. Di ritorno

Aveva una voce di carta con un suono d’inchiostro, che conteneva tutti gli endecasillabi sibilanti del canto delle sirene incantatrici e prendeva le curve sul foglio come la s di un cavalluccio di mare. Non poneva barriere coralline con il suoi punti d’interpunzione, ma già sapeva che fra lui e un paesaggio marino c’era un abisso, perché il cielo è più grande. E lui ,ora, è lì

Vorrei rincorrere il tuo sorriso amletico per i marciapiedi di tutto il paese, fino a piangere per i miei piedi scalzi asciugando le lacrime col fazzoletto di desdemona perché noi siamo la tragedia che si ripete sulle nostre bocche come un titolo di coda sino alla parola amen. E senza gli angeli

Guarda le macchie dei fiori sul prato e dimmi se non c’è qualcosa di più pulito. Guarda i puntini delle stelle nel cielo e dimmi quale sospensione potrebbero darti questi miei giocattoli bui….. Guarda la coda di un cane felice e dimmi quanti denti ha quella risata che parte dalla fine 

       in
        due parole
      c
      r
     o
     c
     e

      f. a. c.

“The Magician” (1926) – Rex Ingram

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scarica qui il numero di —CAPITALISMO RIVISTA—   Psicosi
http://capitalismorivista.wordpress.com

PSICOSI – nuovo numero di CAPITALISMO RIVISTA

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UDITE UDITE – UDITE UDITE – UDITE UDITE – UDITE UDITE 

 E’ arrivata l’ arrrrivista!

NUOVO NUMERO:
“IL MONDO è GIA’ FINITO – SIETE VOI CHE CI CREDETE ANCORA” marino ramingo giusti, redattore

PSICOSI – TESTATA CONTRO IL MURO

scarica qui : Psicosi

—CAPITALISMO—
Organo Ufficiale dell’era Contemporanea

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————–http://capitalismorivista.wordpress.com——— 

i numeri disponibili:

(capitalismo) (democrazia) (sessantotto) (clericalismo)
(massoneria) (sicurezza) (arte) (pop) (psicosi)

mi ci trovate sotto lo pseudonimo di Gea Panici

—Capitalismo— edizioni insostenibili

———————-

Redazione: Danilo Raimondo, Cristina Bolla, Marino Ramingo Giusti, L’Archivista, Gea

Panici ( Francesca Canobbio), Samuela C., Frenz Bellone, Mirko Andreoli

Grafiche e impaginazione: Massimo “Muppet” Malco

———————-

Redazione di PSICOSI: Via del Vignola, 75 – 00196 ROMA

Ma d’opera m’adoperi

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Mi contribuisci dolorosa
E senza cura m’ammalo
Febbre del ghiaccio
M’aggrada e
T’aggrava
L’infezione senz’affezione
Duro morbo dal morbido nome
In questa che non è più né prova
Né provetta
Ma d’opera m’adoperi
Ad aprirmi lama
Senza l’amare

“L’homme qui ment” (1968) – Alain Robbe-Grillet

Video Poesia – Flight

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Quando lasciare quell’angolatura è potere di chi può sospendersi oltre il sospeso dai piedi di podi soffiati ai soffitti sinfonici e soffici in geometrie replicate dai suoni a spartiti in chiave di stormo che batte ogni tempo secondo minuto nell’ora in un a solo adesso compiuto

avant à l’arrière – present by the past

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i miei giardini. genova

i miei giardini. genova - francesca canobbio

Del fuoco fatuo
che mi segue in figura
come un jolly che accosta
ogni ventura 
io porto la targa mia
del mio territorio
nel passo 
della fiamma fresca 
di un flash
alla carta che si pesca
che è mappa sul mio mare 
di vecchie spade
fra cavalieri
di fumo
inalati
come la nebbia alla bocca
dove un porto
fugge dietro
la parola
che ancora
e la terra
si passa
che è fretta
e pace
insieme
d’insieme
seme
e
neanche il fango
su quel prato
che è un letto
coperto
fiore
che non ti
chiamo
mazzo

 
_
Il cobalto è soltanto l’inizio. Mi eserciterò su ogni capriccio di sfumatura possibile, sino alla fine del nero che inchioda una luna come un pulsante premuto per sbaglio in un quarto argento secondo su un podio di cielo che suona l’inno apolide con mano sul cuore del donatore e l’organo pizzicherà sui tasti una marcia funebre in ricordo delle sue canne

su Poetarum Silva

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oggi sono ospite di

                                Poetarum Silva – the meltin’po(e)t_s

qui:
http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/01/15/inediti-di-francesca-canobbio/

ringrazio la poetessa Antonella Taravella, del collettivo, per l’invito :)

Qui come l’ago s’incunea

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Qui come l’ago s’ incunea
stretto fra i bordi delle carni
e l’asola di un sesso stringe
come un bottone a trattenere
l’orlo del piacere
–straripa-
cuce le stoffe abbandonate
di corpi caldi asserragliati
a punto notte sfila il nudo
modello di uno stile
di cui sei l’unica collezione
–su misura tua-
M’apro a quattro quarti
al tondo giro del seno
l’abito lungo delle gambe
è intreccio di filo alla cruna
ch’accoglie ogni spacco
     
       {le asole sulla pelle
        per farcela passare
        per non farci trapassare}

***frammento

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Spingere tutto. Come una carrellata sui volti scomposti dei neonati affamati di fiati dopo la chiusa. Urlano l’aria e tacciono terra che non conoscono, sul braccio che si tatua a cifre di carcere, tacche alle sbarre del tribunale di una vita senza giudizio e la pena scolpita a sangue nei geni, fino a che scompaiono in una x di giorni i ricordi primi o in un punto senza ricordo di secondi o restano ignoti, terzi

Solfeggio a reclame di bocca persa

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l’odore della ruggine sulle spezzate corde vocali, al fumo perso nella veglia in speme di tua gloria, sul mio taccuino di parole annegate, che scorrono nell’apnea su di un vagone letto pieno, a passeggeri stranieri, me emigrante, al volo sul verbo, dall’essere passerella di reclame incompiuti solfeggiandoti appena con la mano sulla luna piena, alla tua fuga sul mio minuetto strozzato come il lungo collo di una bottiglia vuota, d’un profumo che ha perso essenza e spirito di ricreazione e più non scia, di scia in scia nei quartieri d’una tua memoria d’abat-jour, che accesa mi ricorda come ovale cameo d’un ritornello scenico di ballerinetta scalza, su di un siparietto da rivista, che aperto, come le mie gambe si chiude sulle gambe tue quando sceso, lo sguardo basso, non vede che un piede del tuo abisso sfilarsi dal corpo l’ultima parola della mia lettera alla tua bocca piena

**frammento

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Aveva una voce di carta con un suono d’inchiostro, che conteneva tutti gli endecasillabi sibilanti del canto delle sirene incantatrici e prendeva le curve sul foglio come la s di un cavalluccio di mare. Non poneva barriere coralline con il suoi punti d’interpunzione, ma già sapeva che fra lui e un paesaggio marino c’era un abisso, perché il cielo è più grande. E lui ,ora, è lì


you won’t be lost – the sandman’s orchestra

*frammento

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Giratevi pure di schiena senza scatto alla risposta della mia domanda quando vi si dice nel foglio che si approssimano incertezze, come l’esempio che azzarda i ricordi, sempre, su coste divise da mari antartici e non si viene per trovare che un ago in un pagliaio, senza filo per ricamo, ma sfilato dal braccio di un malato che ha trovato la sua cura, il suo ricovero.

 
  music: poseidon sea – salwa

L’orario di chiusura

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E se morissi adesso
le mie spoglie mortali
sarebbero forse
più ornamentali della mia anima?

con una preghiera in mezzo ai seni
e le labbra ai colori del percepito

con le gambe accavallate
sullo spartito delle mie azioni

mi leggo nelle mani caustiche
il coraggio della presa

a stringere un sorriso
ho bisogno di tristezza

pittrice di atti pudichi
in luoghi osceni
dove rincorre la tenerezza
ogni sua passione di vita

nella processione di rose
al mio capezzale
mordo la spina
che sola aprì il varco

forse anche stavolta
dopo avere offerto l’ultima cena
sbaglierò il tempo
sul’orario di chiusura…

frammento a Thor

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Thor

Ti raccoglierò i suoli per sola salita fra le pietre ad ago di scalzo piede, in questo passo arreso che compio con il legno fra le mani, ad entrata libera nella sagra delle nostre età, così diverse sugli scampoli di stoffa, così uguali sulla carta d’identità, così differenti per un pelo, mio amico cane accanto, a cui sorride la coda

Guarda le macchie dei fiori sul prato e dimmi se non c’è qualcosa di più pulito. Guarda i puntini delle stelle nel cielo e dimmi quale sospensione potrebbero darti questi miei giocattoli bui….. Guarda la coda di un cane felice e dimmi quanti denti ha quella risata che parte dalla fine

        in
          due parole
       c
       r
       o
      c
      e

Croce e delizia

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Il mio passo
da sé scomunicato
non trova strada
sulle vie del peccato.
Mi vorrei vampa
a te accesa
su un eccessivo rogo
a combustione di gravi atti impuri
per poi farmi di cenere
e posare
così delicata
da decompormi in un solo soffio
di un tuo alito complice
che incontra
in un mio sospiro scolpito nell’aria
la voce
con cui chiamare atto di fede
un atto di passione
in questa mia sconsacrata chiesa
che è il mio corpo
-senza rito
che non sia amore.
-senza croce
che non sia cuore e delizia.

Capitalismo Rivista

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UDITE UDITE – UDITE UDITE – UDITE UDITE – UDITE UDITE 

 E’ arrivata l’ arrrrivista!

—CAPITALISMO—
Organo Ufficiale dell’era Contemporanea   

la rivista si è trasferita su un nuovo blog su wordpress:

http://capitalismorivista.wordpress.com

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(massoneria) (sicurezza) (arte) (pop) 

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—Capitalismo— edizioni insostenibili

Mastica la ruggine della sua mitologia

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Mastica la ruggine della sua mitologia
Con il passo a contrappunto di uno spar(tit)o incompiuto
Per un plot-splatter di mosche alla parete troppo umane
Per lo spray disinfestante all’ala persa sui confini
Di una parabola al suolo raso – e si vola e si cade -
Nido di passerotti – becco aperto al verme -
Che ora sfama e poi masticherà – a cerchio di vita -
Cibo di sé stessa ed un buco nella pancia
Come sparo di revolver che è fame che medita
Al sapore della colla [ci si riappiccica al finale]
Giusto il gusto di ripetere la bocca su una bocca
In un bacio di parole fotocopia del copione
Ingoiare amaro amore come pane fra le righe
Sono solo delle briciole gli spazi di coscienza di
Come mastica la ruggine della sua mitologia
 
 music track : Poseidon Sea by Salwa